San Tommaso d’Aquino

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Il 28 gennaio, la Chiesa celebra san Tommaso d’Aquino, che nacque verso la fine del 1225 nel castello di Roccasecca, vicino a Caserta, che sorgeva nella contea di Aquino, retta dal padre, il conte Landolfo. A 18 anni, contro la volontà del padre e dei fratelli, entrò nell’ordine dei Domenicani. Completò la sua formazione a Colonia e poi a Parigi.

Nello studio parigino da studente divenne docente di filosofia e teologia. In seguito in- segnò le stesse materie a Viterbo, Roma e Napoli e in altre città. Mite e silenzioso (i compagni lo avevano soprannominato “il bue muto”), robusto di costituzione, contemplativo e devoto, Tommaso dedicò la vita a trasmettere agli altri il suo sapere. E per questo, assecondando il suo motto «Contemplata aliis tradere» (Trasmettere agli altri i frutti della propria riflessione), produsse una notevole mole di libri. Oltre allo studio e all’insegnamento, si dedicò con zelo anche alla predicazione al popolo, che andava ad ascoltarlo con grande entusiasmo, apprezzando di lui la semplicità, la chiarezza e la profondità del pensiero. Nel 1265 iniziò la scrittura della “Summa theologiae”, un monumentale trattato di teologia, metafisica e morale e smise di lavorarvi otto anni più tardi, lasciando incompiuta la sua terza parte. La decisione improvvisa maturò dopo la Messa celebrata il 6 dicembre 1273. Alcuni giorni più tardi confidò a Reginaldo da Piperno, amico e confessore, di aver smesso perché aveva capito che i suoi libri erano “tota palea” (un mucchio di paglia).

Tre mesi dopo, il “Doctor Angelicus”, come lo chiamarono i suoi contemporanei, morì il 7 marzo 1274, nel monastero di Fossanova, dove si fermò mentre andava al concilio di Lione. Fu canonizzato nel 1323 da Giovanni XXII. Oltre all’insegnamento e alla predicazione compose anche alcuni famosi inni all’Eucaristia che sono tuttora in uso (Pange lingua, Adoro te devote e Lauda Sion). Era solito lavorare dettando a due o tre segretari contemporaneamente e passava in chiesa gran parte della notte.

Non mancava mai alla recita dell’Ufficio delle Ore pur a-vendo avuto la dispensa a causa della mole del suo lavoro e delle numerose visite che deve ricevere. Era solito dire: «La vera felicità consiste nella contemplazione di Dio». Nel 1567, Pio V lo ha proclamato “Dottore della Chiesa” e il 4 agosto 1880 è stato nominato patrono delle scuole e università cattoliche. Il santo è ricordato il 28 gennaio perché quel giorno, nel 1369, avvenne la traslazione del corpo a Tolosa, dove è conservato nella chiesa dei domenicani.

Daniela Catalano

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