Quando sono i Comuni a gestire l’emergenza

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Intervista al presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci pavesi dell’Ats

BRONI – In queste lunghe settimane di emergenza da Covid-19 i sindaci italiani si sono trovati in prima linea per far sì che i Comuni diventassero presidio di assistenza e di informazione per i cittadini.

Da Nord a Sud, anche nella nostra diocesi, hanno affrontato una crisi che è stata ed è tuttora sociale, economica e sanitaria. Di quest’ultimo aspetto – non sempre posto in rilievo a sufficienza – abbiamo parlato con il sindaco di Broni, Antonio Riviezzi, nella sua qualità di presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci pavesi dell’Ats (Agenzia di tutela della  di salute) di Pavia.

«Il compito del Consiglio – spiega Riviezzi – è quello di interfacciarsi con l’Ats per ragionare su alcune problematiche riguardanti la salute, l’organizzazione delle strutture socio sanitarie, i problemi sanitari e sociali presenti sul proprio territorio». Confronto che è diventato ancor più fondamentale a motivo della pandemia e che continuerà ad essere di estrema rilevanza anche – e soprattutto – durante la Fase 2 e nei prossimi mesi.

«In queste settimane – chiarisce il presidente – abbiamo maturato la decisione di intensificare le riunioni, tramite video conferenze con cadenza settimanale vista l’impossibilità di indire una conferenza con tutti i sindaci della provincia. Agli incontri partecipa anche la direttrice generale dell’Ats Mara Azzi e lo staff tecnico. I briefing ci permettono di monitorare l’emergenza sul territorio e chiedere, direttamente all’Ats, informazioni sul numero reale di contagi ed aggiornamenti circa la situazione delle Rsa in provincia e dei presidi in dotazione ai medici di famiglia. Le riunioni sono anche importanti per stabilire una serie di comportamenti omogenei da applicare su tutto il territorio». «Questa scelta – continua Riviezzi – è stata condivisa con tutti i sindaci, che sono stati invitati a contattarci per portare eventuali problematiche, dubbi o quesiti all’attenzione del direttore generale durante le riunioni del Consiglio».

Ci si è dovuti confrontare anche sulla dibattuta questione dei test sierologici (messi a punto con il “San Matteo” di Pavia e consistenti in un prelievo ematico che serve per verificare se un organismo ha sviluppato gli anticorpi (per ora riservati a 4.800 persone, tra sintomatici e non e operatori sanitari): «A tal proposito, una delle azioni intraprese riguarda la lettera che, lo scorso 16 aprile, abbiamo fatto pervenire al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e all’assessore al Welfare Giulio Gallera, per chiedere che i test sierologici fossero effettuati in tutte le Province della regione. Una lettera che ha sortito gli effetti sperati tanto che siamo stati successivamente informati che a partire dal 29 aprile, finalmente, questi test vengono effettuati anche nella nostra provincia».

«Mi preme sottolineare – conclude Riviezzi – come tutti i miei colleghi si siano dovuti confrontare in queste settimane con tante problematiche nuove, con situazioni di lutti e sofferenze che hanno coinvolto i cittadini, con casi di indigenza e di crisi. Abbiamo cercato di essere vicini alla nostra gente, insieme ai nostri collaboratori, con il commovente e immenso servizio dei volontari che hanno un’altra volta dimostrato di essere la punta di diamante del nostro Paese».

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