Quale martirio per San Marziano?

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Due sono le versioni di come venne ucciso il primo vescovo di Tortona: una è legata alla tradizione, l’altra è stata introdotta da Valafrido Strabone uno dei più significativi letterati della Rinascenza Carolingia

di don Maurizio Ceriani

Nel 2022, come è ormai risaputo da tutti, celebriamo i 1900 anni dal martirio di San Marziano, che avvenne, stando alla tradizione, nell’anno 122 durante l’impero di Adriano, ad opera del prefetto Saprizio.

La Tradizione sul martirio di Marziano

L’imperatore Adriano

La lettura dei dati della tradizione, riportati dalle antiche fonti agiografiche della Chiesa tortonese, rivela interessanti dettagli che collimano con la prassi in uso nell’impero romano nei confronti dei cristiani. Pur restando sempre formalmente una religione illecita punibile con le massime pene, il cristianesimo, nei due secoli e mezzo che vanno dalla persecuzione di Nerone nel 64 all’editto di Costantino nel 313, fu oggetto di persecuzioni generalizzate solo in alcuni periodi. Per il resto si trattò di persecuzioni locali, mirate a decapitare la guida delle comunità, oppure di interventi su denunce personalizzate. Emblematico al riguardo è il rescritto di Traiano a Plinio il Giovane. Quest’ultimo, in veste di governatore della Bitinia, impressionato dal grande numero dei cristiani, inviò nell’anno 112 all’imperatore una lettera in cui chiedeva istruzione sul metodo da seguire verso di loro. L’imperatore rispose che essi andavano puniti in quanto cristiani, ma solo se colpiti da denuncia dell’autorità su segnalazione individuale, mentre il governatore non doveva porre in atto nessuna ricerca di cristiani a fini persecutori. Lo stesso Adriano, sotto il cui impero viene martirizzato il nostro Patrono, stabilisce regole ancora più restrittive, allo scopo di controllare le delazioni e proteggere i cristiani contro il furore delle masse pagane, le quali spesso obbligarono i magistrati a procedere; così ad esempio stabilisce il suo rescritto a Minucio Fundano, proconsole della provincia d’Asia, che porta proprio la data del 122/123.

Il martirio di San Marziano sembra ricadere in questo contesto. Non è in corso una persecuzione diffusa, anzi vi è un imperatore persino tollerante, ma la fama della santità di Marziano e il suo pluridecennale impegno pastorale portano a una denuncia individuale contro di lui. Si deve pertanto muovere l’autorità imperiale nella figura del suo prefetto Sapricio o Saprizio, a cui le fonti antiche, legate al martirio di San Marziano e di San Secondo, attribuiscono l’interessante ruolo di “prefetto della provincia delle Alpi Cozie”, di fatto “fuori giurisdizione” sia su Dertona sia su Hasta.

Come fu martirizzato Marziano

Il racconto del martirio di San Marziano è così scarno ed essenziale, senza alcun florilegio agiografico, che brilla per la sua maestosa sobrietà e fa propendere per un’origine antica, che precede l’uso di arricchire di episodi miracolistici le passioni dei martiri. Il vescovo Marziano è denunciato all’autorità imperiale, viene arrestato e interrogato; invitato a ripudiare Cristo, egli persevera nella fede e pertanto viene decapitato fuori dalle mura della città, secondo quanto il diritto prevedeva per i cittadini romani rei di pena capitale. Si accenna a una tortura col fuoco per indurre il santo ad abiurare. La tradizione tortonese ha sempre custodito la memoria del luogo del martirio, come pure ha sempre venerato il masso su cui il santo vescovo avrebbe posato il capo, davanti alla spada del carnefice.

La variante di Strabone

Nel famoso carme composto in onore di San Marziano da Valafrido Strabone nell’840 troviamo invece un’altra narrazione del martirio del nostro santo, dove Saprizio “bruciando con blocchi di ferro arroventati i visceri del Santo, fece sì che l’anima ne lasciasse il corpo”. Valafrido, soprannominato Strabone per il suo forte strabismo, fu uno dei più significativi letterati della Rinascenza Carolingia. Monaco a Reichenau e poi a Fulda, alla scuola del grande Rabano Mauro, il suo genio letterario lo portò appena diciottenne a rielaborare in versi una visione che l’abate di Reichenau Vettino aveva avuto prima di morire; nacque così la Visio Wettini, descrizione di un viaggio nell’oltretomba. Quest’opera gli guadagnò nell’829, a soli ventitré anni, un posto nella corte di Ludovico il Pio e di Giuditta, come precettore del minor principe Carlo il Calvo. Ne ottenne in compenso nell’838 la nomina ad abate di Reichenau.

Il martirio di San Marziano nel presbiterio della chiesa parrocchiale
di Mede a lui dedicata. Una delle poche rappresentazioni pittoriche in cui è evidenziato l’elemento del fuoco

Valafrido piace oggi prevalentemente come poeta attraente e geniale, ma per i suoi contemporanei la sua importanza risedette tutta nel dominio teologico, per cui fu ricercato e venerato come maestro e scrittore, a tal punto che i monaci di San Gallo gli affidarono la stesura della vita del fondatore dell’abbazia. Una delle fatiche letterarie di Valafrido fu anche la rielaborazione in miglior latino di rozze compilazioni di vite di Santi già esistenti. Qui dobbiamo fissare l’incontro con le notizie sulla vita di San Marziano che poi egli mise in versi, su committenza del Conte Alperg, in un latino elegante e poetico. Si pone quindi il problema di quali fonti sulla vita e il martirio di San Marziano avesse avuto a disposizione l’abate; con sicurezza sappiamo che a San Gallo poteva disporre dei testi della Passio e dalla Inventio di San Marziano, seguiti dalla Passio di San Secondo, contenuti insieme agli Acta di Sant’Innocenzo nel codice 577 di cui già ampliamente qui è stato scritto.

Resta da capire il motivo per cui Strabone abbia scelto un’altra tradizione relativa alle modalità del martirio di San Marziano, riportata per altro nel codice BHL 5262, all’interno della Passio dei Santi Faustino e Giovita; tuttavia questo codice, nella redazione a noi giunta, risale a un secolo dopo il carme e potrebbe dipendere da quest’ultimo. Resta quindi, per ora, a noi ignota la fonte alla quale abbia potuto attingere e i motivi della scelta.

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