Non è mai la solita musica

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Ogni vita ha la sua colonna sonora e la musica per me è un elemento costante dele mie giornate. Direi che ho gusti ampiamente variegati; ascolto lirica, jazz, classica, pop, leggera, italiana, straniera, rap o disco da giovinastri e anche canti religiosi. Se mi viene chiesto chi sia il mio cantante preferito la risposta è sempre “dipende”. La varietà è legata ai miei stati d’animo e alle situazioni. Se sono giù ho delle playlist modalità “piangiti addosso”; quando sono allegra metto qualcosa che mi fa venir voglia di ballare; la sera è da atmosfera soft con toni e volume bassi. Escluso Renato Zero che è una categoria a parte (tutti i sorcinilo ritengono imparagonabile), non ho dei prediletti. Mi piacciono le canzoni di questo o quell’autore, preferibilmente in italiano perché capisco meglio senso e parole. L’ascolto è prevalentemente in solitaria e i momenti top sono in macchina. Andrea non ha propriamente i miei stessi gusti e l’aggravante è che credendomi intonata, canto a squarciagola. Nei viaggi insieme lui mi sopporta pazientemente. Quando dico «metto un po’ di musica», non simula un malore per non farmi preoccupare. Sa che canterò e gli richiederò la massima attenzione al testo e alla melodia. Sono consapevole che tutte le canzoni ascoltate insieme sono testimonianza del suo amore. Poiché il sentimento è ampiamente ricambiato, per dimostrarglielo e per lenire la sua sofferenza, abbiamo fatto un patto: ne scegliamo una a testa, così possiamo essere contenti in due.

arifer.77@libero.it

LUI

In macchina da solo la radio parla, in macchina con Arianna invece suona e canta. Ammetto candidamente di non essere aggiornato in campo musicale e devo a mia moglie quelle tre cose che so della musica degli ultimi dieci anni (facciamo venti!). Però ho diritto a qualche giustificazione: come le oche di Lorenz, chi è stato adolescente negli anni ’80 ha ricevuto un imprinting musicale inscalfibile forgiato da Dire Straits, U2, The Police, The Smiths e chi più ne ha più ne metta, poi Duran Duran, Wham! e Spandau Ballet e con qualche non trascurabile contributo a stelle e strisce (Bruce Springsteen su tutti); insomma una generazione irripetibile… anche se forse lo scrivo perché è stata la mia generazione. Poco dopo, come se non bastasse, nei ’90 arriva il rock travolgente di Ligabue e poi l’uragano Red Hot Chili Peppers. E poi? E poi la musica è finita. No, non è vero, ce ne sono stati e ce ne sono tanti e sicuramente molto bravi… però in confronto ai mostri sacri di quegli anni questi mi sembrano lillipuziani che si credono giganti (cari giovani, state zitti e buoni). Ovviamente, non capendo nulla di musica, quello che ho scritto è senza dubbio privo di senso. Invece non è del tutto vero che quando sono solo alla guida la musica è assente e mi ritrovo a cantare a squarciagola «I can’t believe the news today» (questa la sapete, è l’inizio di “Sunday Bloody Sunday”) e «her name is Rio and she dances on the sand» (questa è più difficile, sono i Duran) più spesso di quanto Arianna creda!

andrea.rovati.broni@gmail.com

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