Ma fateci il piacere!

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Il post di un amico su Facebook: una sua foto in famiglia, con la didascalia “Negri si nasce” (allusione al bel cognome lombardo). Gianni interviene con una battutaccia delle sue: “Non si diventa… Negri per caso”. E subito arriva da Facebook la minaccia di sospensione per violazione della policy. È vero che sono gli algoritmi a intercettare tali violazioni (“negro” era usato con intento dispregiativo negli USA ai tempi dello schiavismo, ed è rimasto giustamente un termine da evitare). Ma è anche vero che dietro ogni algoritmo c’è un essere umano al quale va dunque tutto il ridicolo del caso; ma anche il nostro ringraziamento per averci suscitato una sonora risata. La tendenza a delegare tutto all’informatica sta attecchendo in diversi ambiti anche spiccioli della nostra vita (lo dimostrano le quasi insormontabili difficoltà che si incontrano per rinnovare il passaporto: tutto online, mai che si possa telefonare a una persona in carne e ossa!). Ma c’è un’altra e più preoccupante tendenza messa in luce dalla nostra storiella: la pigra resa alla correttezza politica, che rischia davvero di avvelenare i pozzi delle nostre democrazie svuotando per sfinimento la morale dei popoli. È invenzione principalmente americana già intuita da una fulminante, per quanto grossolana, battuta di Winston Churchill: «Gli americani – a differenza degli inglesi – fanno il bidet ma poi pretendono che noi europei ne beviamo l’acqua di scolo». Sarà colpa del puritanesimo dei primi coloni che pure, e beninteso, hanno dato vita a un Paese straordinario? Chissà. Intanto, per farsi un’idea di come sia preoccupante la situazione, suggeriamo di leggere sul Corriere le corrispondenze dagli States di Federico Rampini. Oppure il suo libro Suicidio occidentale (Mondadori), il cui sottotitolo è parlante: “Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori”. L’autore porta molti esempi della nuova ideologia woke (da awake, “sveglio”) che si ripromette appunto – in nome della correttezza politica – di stare svegli, all’erta, contro ogni discriminazione. Ma con esiti patologici, come la cancel culture che porta all’abbattimento delle statue dell’odiato invasore Cristoforo Colombo e addirittura a censurare e/o correggere libri inquinati dalle discriminazioni: per esempio quelli – qui in Europa, per l’effetto bidet – di tipi pericolosi come Roald Dahl (La fabbrica di cioccolata) e tanti altri tra cui… Agatha Christie (i cui gialli sono amati da Gianni e amatissimi dalla nostra Lorenza). Eppure, come spiega il Telegraph, l’editore della regina del crimine ha deciso di emendare riferimenti all’etnia o al fisico dei personaggi: via parole terribili come “nero”, “ebreo”, “zingaro”, “nano”, eccetera. Viene proprio voglia di affidarsi all’immortale commento di un grande napoletano (si può dire?): “Ma mi faccia il piacere!”

cantiamolavita@katamail.com

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