Le radici pozzolesi di Danilo Dolci

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Il libro di Giacomo Martini e Luca Rolandi ricorda il pedagogo che scelse la pace

Grazie al volume, curato da Giacomo Martini e Luca Rolandi, Danilo Dolci, la via pacifica al cambiamento. In cammino da Sezana, Pozzolo Formigaro, Nomadelfia e Trappeto al mondo (edizioni Mille), Pozzolo Formigaro ha ricordato un suo figlio adottivo che ha lasciato una traccia importante nella storia del pensiero e dell’azione pedagogica, culturale e politica dell’Italia.

Danilo Dolci trascorse una parte significativa della sua esistenza a Pozzolo, perché il padre Enrico era stato designato capostazione nel paese negli anni duri e tragici del secondo conflitto mondiale e poi in quelli pieni di speranza e futuro della ricostruzione spirituale e civile.

Nella cornice della sala dell’ex Asilo Raggio l’associazione culturale la Frascheta, con l’Amministrazione comunale, ha organizzato la presentazione cui ha partecipato un folto pubblico nella quale i due autori si sono confrontati con Pietro Polito, direttore del Centro Studi “Piero Gobetti” di Torino, autore di una brillante relazione su Danilo Dolci e il suo tempo, il pensiero profondo sulla pace e la maieutica dell’incontro con l’umanità.

Dolci, classe 1924, è stato un uomo carismatico per studio, applicazione e soprattutto radicalità di vita. Aveva la capacità di trascinare, coinvolgere, travolgendo pacificamente tutti con il suo entusiasmo e a volte le sue contraddizioni.

Dopo Pozzolo grazie all’incontro con Davide Maria Turoldo a Milano nel corso degli studi universitari, si trasferisce a Nomadelfia nella comunità di don Zeno Saltini e poi il grande salto in Sicilia. Con gli strumenti della non-violenza, dal dopoguerra agli anni Settanta, ha lavorato per trasformare la Sicilia occidentale nella comunità di Trappeto a Partinico, tentare uno sviluppo, ma diverso, democratico; poi si è occupato di pedagogia, sperimentando quella che chiamava “maieutica reciproca”.

Parlando con chi l’ha conosciuto, si capisce che aveva qualcosa di potente e ingombrante. Nel 1967 le foto della Marcia per la Sicilia occidentale e per un nuovo mondo lo mostrano più alto di tutti, imponente. Da quando nel ’52 si è disteso sul letto di morte di un bambino, a Trappeto, e ha cominciato lo sciopero della fame, alla sua morte, nel 1997, ha suscitato passioni profondissime, conflitti, violente rotture. A distanza di molti anni dalla scomparsa di Dolci i suoi discepoli e gli studiosi in molti parti del mondo sono attratti dal suo percorso umano e spirituale laico e religioso insieme. A Pozzolo tutto questo è stato ricordato grazie al prezioso volume pubblicato e alla volontà di poter dedicare uno spazio pubblico nelle parole del sindaco Domenico Miloscio, all’educatore, al pedagogo, all’idealista che visse per affermare il “noi”.

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