«Io che conosco il virus da vicino»

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L’esperienza di Cristian Tiengo: infermiere di Pronto soccorso all’“Humanitas” di Milano e presidente della CRI di Casteggio, ha provato sulla sua pelle il Coronavirus

Se c’è una persona che conosce da vicino l’emergenza legata al Covid-19, è senza dubbio Cristian Tiengo.

Ventiseienne, infermiere di Pronto soccorso all’istituto “Humanitas” di Milano, è presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Casteggio e ha provato sulla sua pelle il Coronavirus, ammalandosi e fortunatamente guarendo completamente.

Tiengo si laurea nel 2018 e inizia la professione infermieristica nell’ospedale milanese. Viene spontaneo chiedergli qual è la situazione oggi, nella metropoli che più di altre sta soffrendo la seconda ondata della pandemia.

«Attualmente – spiega – la situazione è ancora piuttosto complessa, pur rimanendo per ora sotto controllo. Non siamo né in una fase di crescita esponenziale, né in una di calo. Siamo a livello di plateau e per questo non bisogna assolutamente abbassare la guardia, per poter vedere i risultati delle norme che ci sono state imposte. L’“Humanitas” si è dotato dall’estate scorsa di un “Emergency Hospital 19”, una struttura esclusivamente dedicata all’emergenza proprio vicino all’ospedale».

«In Pronto soccorso – afferma l’infermiere – arrivano pazienti affetti da Covid che presentano i classici sintomi della malattia: difficoltà respiratoria, febbre e tosse. Tuttavia, rispetto a marzo e a aprile si tratta di un’emergenza diversa, ora si è un po’ più preparati all’assistenza e alla gestione dei pazienti. Tutto il personale è costantemente in allerta, assolutamente disponibile anche per turni aggiuntivi quando necessario. Il Covid, però, non deve farci dimenticare le altre patologie e quindi l’obiettivo che ci diamo ogni giorno è quello di mantenere alti gli standard di cura per tutti gli ammalati».

Poi la Croce Rossa, un’autentica passione da quando nel 2013 Tiengo entra a far parte di questa benemerita istituzione di volontariato. Il 20 febbraio 2020 diventa presidente della sede di Casteggio.

«Vengo eletto – racconta – nei giorni in cui iniziava l’emergenza. Di lì a poco, siamo stati catapultati nell’emergenza totale e in breve tempo ci siamo trovati nell’esigenza di dare risposte immediate per tutelare i nostri operatori e i cittadini. Da subito abbiamo assicurato la fornitura dei dispositivi di sicurezza. Abbiamo poi agito su due fronti. Da un lato quello sanitario garantendo un’ambulanza h24 per le emergenze; inoltre ne abbiamo messo a disposizione una anche a Bergamo per supportare i colleghi di quelle zone tanto colpite durante la prima fase. Dall’altro lato il sociale con i servizi di “pronto spesa” e “pronto farmaco” a domicilio per quelle persone che non potevano uscire di casa, con la consegna di indumenti ai degenti in ospedale che non ricevevano visite dai loro parenti, sempre in collaborazione con il comune di Casteggio, i 22 comuni di nostra competenza e la sala operativa regionale della Croce Rossa».

E ora? «Stiamo rivivendo la stessa situazione di marzo e aprile. – chiarisce il presidente – Oltre all’ambulanza h24, abbiamo aggiunto due ambulanze, una presso la sede e l’altra presso il check point Areu di Milano che è diventata la città che vive una criticità maggiore in questa seconda ondata. Continua anche l’attività sociale e garantiamo pure la distribuzione di derrate alimentari alle famiglie più bisognose che ci vengono segnalate dal comune. È attivo a livello provinciale un servizio di supporto psicologico per il nostro personale e vorremmo estenderlo presto anche ai cittadini, semplicemente per offrire a chi è solo l’opportunità di una chiacchierata al telefono».

Mesi di intenso lavoro, dunque, per i 187 volontari della CRI di Casteggio che sia nella scorsa primavera sia ora «hanno dato una risposta straordinaria, meravigliosa, dimostrando un alto senso di responsabilità, nell’ottica di una disponibilità assoluta. Se riusciamo a fare tutto quello che ci siamo posti al servizio della comunità, è esclusivamente merito loro».

Ma Tiengo ha vissuto in prima persona, sulla sua pelle, il Covid. «L’ho contratto a marzo e si è presentato una domenica mattina con la febbre. Ho subito segnalato la cosa alla direzione dell’ospedale in cui lavoro ed è stata attivata tutta la procedura prevista. Ho fatto il tampone che è risultato positivo, sono rimasto in isolamento e continuavo da casa a coordinare il lavoro e l’emergenza. Dopo 14 giorni il doppio tampone, la negatività e il ritorno sul campo “in presenza”».

Da un infermiere di Pronto soccorso, da un volontario impegnato in prima linea in Croce Rossa e soprattutto da uno che il Covid l’ha visto da vicino, non può che arrivare un sentito invito alla prudenza e all’osservanza delle regole: «Le norme da rispettare sono poche e semplici: mantenere la distanza interpersonale, usare la mascherina, igienizzarsi spesso le mani ed evitare assembramenti.

Cose semplici, fattibili. Ci vuole senso di responsabilità da parte di tutti.

Io posso testimoniare che il Covid c’è, esiste e non è assolutamente una passeggiata e che è compito di ciascuno di noi salvaguardare la salute e il bene di tutti».

Marco Rezzani

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