In gioco c’è la speranza di un popolo

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In Italia non si fanno più figli. I dati emersi negli Stati Generali della Natalità sono allarmanti. Nei prossimi anni ci saranno 11 milioni di italiani in meno. Al dibattito sono intervenuti anche il Papa, il card Zuppi, la Meloni

di Daniela Catalano

Immaginare un mondo senza bambini è impossibile. Considerati da sempre un dono di Dio, sono il simbolo della vita e la vera ricchezza della società. Eppure, oggi, il loro numero sta rapidamente diminuendo. L’Italia in particolare, come tutto l’Occidente, rischia di non avere eredi. I dati parlano chiaro e sono spietati: dal 2008 sono nati 184.061 bambini in meno. Ed è stato raggiunto il numero più basso di nati dall’Unità d’Italia. Nel 2022 le nascite sono state 392.598 a fronte di più di 700 mila decessi: la curva demografica negativa continua a caratterizzare il nostro Paese e a mettere in serio pericolo il sistema economico. Le previsioni per i prossimi tempi parlano di 11 milioni di italiani in meno: dai 59 milioni di italiani di oggi scenderemo a 48 milioni scarsi: siamo la maglia nera in Europa.

Su questi numeri ha riflettuto la terza edizione degli Stati Generali della Natalità, dal titolo “Sos-Tenere#quota500mila” che si è svolta a Roma all’Auditorium della Conciliazione l’11 e il 12 maggio. L’evento, organizzato dalla Fondazione per la Natalità, ha avuto come obiettivo quello di stimolare il dibattito pubblico sui temi della denatalità, coinvolgendo ospiti illustri e di alto rilievo istituzionale e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche future che comporta il fenomeno dell’“inverno demografico”.

La due giorni, aperta da Gigi De Palo, presidente della Fondazione Natalità, ha visto la partecipazione di Papa Francesco e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che hanno aperto la seconda giornata e poi dei ministri Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, del presidente dei vescovi italiani il card. Matteo Zuppi e di rappresentanti dell’industria e dello spettacolo. In un messaggio agli Stati Generali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato che «alle istituzioni compete la responsabilità di attuare politiche attive» e che serve «permettere alle giovani coppie di realizzare il loro progetto di vita, superando le difficoltà di carattere materiale e di accesso ai servizi che rendono ardua la strada della genitorialità».

Anche la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha dichiarato che occorre «una vera rivoluzione culturale, un cambiamento significativo per quanto riguarda la genitorialità. Siamo di fronte a un mondo diverso da quello dei nostri padri e anche dal nostro, ed è su questo che dobbiamo misurarci, perché non vogliamo tornare indietro, ma andare avanti». «Per il Governo – ha detto – la natalità è una questione centrale e prioritaria nel programma. Con un approccio innovativo, trasversale per materia, strutturale e non episodico. Non ci si limita infatti agli interventi diretti per la famiglia».

Venerdì 12 maggio Papa Francesco, salito sul palco insieme a Giorgia Meloni, ha lanciato forti e chiari richiami alla politica, a partire dalla necessità di non contrapporre la natalità all’accoglienza, che sono le «due facce della stessa medaglia». «La nascita dei figli è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. – ha affermato – Se ne nascono pochi vuol dire che c’è poca speranza. E questo non ha solo ricadute dal punto di vista economico e sociale, ma mina la fiducia nell’avvenire».

«Metter su famiglia si sta trasformando in uno sforzo titanico» – ha continuato Francesco, e spesso porta a «rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé. Con la conseguenza che solo i più ricchi possono permettersi, grazie alle loro risorse, maggiore libertà nello scegliere che forma dare alle proprie vite. E questo è ingiusto, oltre che umiliante».

«Le più danneggiate – ha spiegato – sono le giovani donne spesso costrette al bivio tra carriera e maternità, oppure schiacciate dal peso della cura per le proprie famiglie, soprattutto in presenza di anziani fragili e persone non autonome. In questo momento le donne sono schiave di questa regola del lavoro selettivo, che impedisce poi la maternità». Il Santo Padre ha lanciato un vero e proprio appello: «Ridiamo fiato ai desideri di felicità dei giovani! Ognuno di noi sperimenta qual è l’indice della propria felicità: quando ci sentiamo pieni di qualcosa che genera speranza e riscalda l’animo, e viene spontaneo farne partecipi gli altri. Al contrario, quando siamo tristi ci difendiamo, ci chiudiamo e percepiamo tutto come una minaccia». Per lui, «la sfida della natalità è questione di speranza» e «alimentare la speranza è un’azione sociale, intellettuale, artistica, politica nel senso più alto della parola; è mettere le proprie capacità e risorse al servizio del bene comune, è seminare futuro». «Ridare impulso alla natalità vuol dire riparare le forme di esclusione sociale che stanno colpendo i giovani e il loro futuro. I figli – ha concluso il Papa – non sono beni individuali, ma persone che contribuiscono alla crescita di tutti, apportando ricchezza umana e generazionale».

Giorgia Meloni, in risposta al Pontefice, ha ribadito come il suo Governo si stia impegnando molto sul fronte della natalità e lo ha fatto creando un ministero specifico, collegato a famiglia e pari opportunità. Tra gli obiettivi di questa legislatura, c’è un cambio di narrazione rispetto al passato: «Vogliamo restituire agli italiani un Paese in cui essere padri e madri sia un valore socialmente riconosciuto e non un fatto privato. Una nazione in cui fare un figlio è una cosa bellissima, che non ti toglie niente e non ti impedisce niente e che ti dà tantissimo».

La Meloni ha colto l’occasione anche per ribadire la posizione del Governo sulla maternità surrogata: «Vogliamo una nazione nella quale non sia un tabù dire che la natalità non è in vendita, che l’utero non si affitta e i figli non sono prodotti da banco che puoi scegliere e poi magari restituire». Il traguardo per il futuro è raggiungere quota 500 mila nascite entro il 2033. Impossibile? Forse no!

(Foto Vatican Media/SIR e Siciliani Gennari)

De Palo: «Togliamo gli alibi economici»

Finalmente in Italia il tema della natalità è diventato centrale nel dibattito pubblico. Nel Paese ne parlano tutti. Da uno studio di un noto quotidiano è emerso che oltre il 70% degli italiani pensa che una delle soluzioni all’inverno demografico possa essere il “detassare” i figli. Ma è importante già il fatto stesso che sia stata realizzata l’inchiesta. Questo è un tema non divisivo, ma sul quale si può fare squadra. E l’Italia riesce a offrire il suo lato migliore quando riesce a fare squadra, il nostro Paese è forte quando è coeso, quando non ci sono Destra, Sinistra, maggioranza e opposizione, ma quando siamo tutti uniti.

Con gli Stati Generali vogliamo dimostrare che avere i figli è più bello che stancante. Certo, fare figli è faticoso, ma resta il desiderio di farli. C’è una consapevolezza maggiore rispetto al passato. Il fatto che sia una scelta ancora più ponderata e ci siano dati che mostrano come il desiderio di averli sia superiore a quanto poi nella realtà si fa è un tema su cui dobbiamo ragionare. Credo che dobbiamo togliere l’alibi economico. Considerare la denatalità frutto di una mentalità culturale e sociale è un ragionamento che si potrebbe fare solo dopo che per una decina di anni si è fatto in modo che la nascita di un figlio non comporti un impoverimento, non sia più una questione privata, ma diventi una questione legata al bene comune, sia considerata a livello fiscale, venga accompagnata da un segnale serio con un assegno unico – come avviene in altri Paesi – molto importante. Altrimenti, cercare altre cause è folle, perché l’Italia non è un Paese a dimensione familiare. Oggi non conviene fare un figlio in Italia. Non a caso, i nostri giovani che vanno all’estero i figli li fanno, perché in Paesi come Francia, Germania, Belgio se si fanno figli si ha diritto ad assistenza, accompagnamento, i figli sono considerati un bene comune e sono valorizzati, viene dato loro un peso economico, vengono dati servizi, si pagano le tasse di meno. In Italia questo non c’è.

Gigi De Palo

Presidente della Fondazione Natalità

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