O tutti o nessuno: lavoriamo per una società più sostenibile

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Il 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità voluta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha fissato al 3 dicembre la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Era il 1981 quando fu proclamato per la prima volta l’Anno internazionale a loro dedicato. Da allora si lavora alla realizzazione di un piano d’azione focalizzato sulla parità di opportunità, la riabilitazione e la prevenzione delle disabilità. Il tema scelto per il 2022 è “Trasformazione verso società sostenibili e resilienti per tutti”, con l’obiettivo di favorire iniziative in linea con l’attuazione dell’Agenda 2030 che ha tra le sue priorità proprio “non lasciare nessuno indietro”. In molti Paesi del mondo, infatti, la disabilità continua a scontrarsi con barriere culturali e ambientali la cui eliminazione rappresenta un obiettivo indispensabile per 1 miliardo circa di persone (l’80% nei Paesi in via di sviluppo). Anche la Chiesa italiana, attraverso il Servizio Nazionale per la pastorale delle persone, celebra questa data a Roma, dal 2 al 3 dicembre, con l’evento intitolato “O Tutti o Nessuno!”.

In Diocesi ricordiamo la ricorrenza raccontando la storia di due persone affette da disabilità che, grazie all’aiuto di una società attenta e responsabile, affrontano le sfide della vita con coraggio e serenità. Andrea e Roberta sono i “nostri” simboli della Giornata.

L’Ufficio Liturgico diocesano ha anche preparato un’intenzione di preghiera per affidare al Signore tutte le persone che convivono con un handicap fisico o psichico, da leggere domenica 4 dicembre, durante le Messe festive.

La marcialonga di Andrea

Vincenzo La Camera e Andrea Seffusatti sono due amici protagonisti di un originale docufilm che proprio il 3 dicembre sarà proiettato, per la prima volta, a Novi Ligure, alle ore 17, nella sala del Circolo Ilva. Vincenzo è un 75enne novese, istruttore di atletica leggera e grande appassionato di sci di fondo, mentre l’amico Andrea è un giovane trentenne affetto da autismo, che vive a Cossato, in provincia di Biella, e che condivide con lui l’amore per lo sci.

Il ragazzo ha conosciuto Vincenzo circa 10 anni fa, in occasione di una gara di ski roll a Grondona e subito ha legato con lui, che già da tempo si occupava di ragazzi diversamente abili. Alla guida del Club Sci Nordico di Serravalle Scrivia dal 2009 e all’interno dell’Atletica Novese, infatti, La Camera spesso ha seguito persone con handicap di vario tipo nelle loro attività sportive. I due, da allora, sono andati spesso a sciare insieme in mezzo ai boschi. «In questi anni ho instaurato un grande feeling con Andrea, che come tutte le persone autistiche hanno bisogno, innanzitutto, di fiducia, – spiega La Camera – e poi, dopo tanto allenamento, un giorno gli ho proposto di provare a percorrere la “Marcialonga” e lui ha subito accettato con grande entusiasmo». La “Marcialonga” è una famosa gara internazionale di granfondo, che nel 2023 compie 50 anni e che porta fondisti di tutto il mondo in Trentino, lungo un tracciato di 70 km che va da Moena a Canazei in Val di Fassa. C’è anche una versione “light” lunga 45 km che ha il suo traguardo a Predazzo e che è stata scelta dai due amici. Nel percorso sono state tantissime le difficoltà da superare per Andrea: oltre a dislivelli molto importanti, discese tecniche e difficoltà sportive, anche la confusione, il rumore e il numero delle persone. Tutti elementi in grado di confondere e agitare una persona affetta da autismo. Andrea, sostenuto dal suo amico, lo scorso 29 gennaio ha affrontato la manifestazione con grinta e con energia, fino alla fine quando, stremato, ha esclamato con grande soddisfazione: «Sono felice e non pensavo di riuscire a farcela». Il sorriso e la determinazione del giovane hanno fatto scattare in Vincenzo la voglia di raccontare a tutti la bellezza della sua vita e la ricchezza che essa racchiude e così, grazie al sostegno dell’associazione novese “Correre per…”, ha potuto realizzare il docufilm La marcialonga di Andrea, con la collaborazione di Piero Bogliolo, del regista Riccardo Bruno, di Fabio Ferrari e di quanti hanno contribuito alle riprese e al montaggio. Il cortometraggio racconta la vita quotidiana di Andrea nella campagna biellese, dove lavora in un’azienda agricola, e la sua impresa sulla neve del Trentino e insegna come la disabilità si può e si deve superare. Mai da soli, ma insieme!

Daniela Catalano

L’abbraccio di Roberta

Roberta, tortonese di 58 anni, dal 2017, dopo la morte della mamma, è stata affidata prima al Centro Diurno “San Carlo”, poi è passata a “Casa San Carlo” di Castelnuovo Scrivia, dove risiede stabilmente con altri ospiti che, come lei, convivono con la propria disabilità e la condividono con i loro formatori con i quali si crea un rapporto di affetto e di arricchimento osmotico.

Quando è entrata non riusciva a relazionarsi con nessuno: lei, che per tanti anni aveva vissuto sotto una campana di vetro con i suoi genitori che la portavano ovunque, si è ritrovata inserita in un contesto di “forzata socializzazione” che, in virtù anche del disturbo di cui è affetta, le creava disagio, sofferenza. Suo papà, mancato l’estate scorsa, aveva pensato al “dopo di noi” scegliendo la comunità castelnovese gestita da Michela Dameri, presidente della Cooperativa Onlus.

«Roberta non riesce a darci del tu, è più forte di lei – racconta la sua formatrice e coordinatrice delle strutture per ragazzi con disabilità, Marzia De Giovanni – e proprio perché aveva questo legame fortissimo con la sua famiglia, andava a casa nel fine settimana. Era questa, però, una situazione che le creava molto stress emotivo e, solo col passare del tempo e, per assurdo, con l’arrivo del Covid, si sono visti i primi sorprendenti passi in avanti. Si è mostrata molto comprensiva durante la pandemia: lei, che all’epoca andava dal suo papà una volta al mese e lui ricambiava venendo a pranzo da noi sempre una volta al mese, aveva capito la situazione. Ricordo che un giorno stavamo lavando i piatti insieme a uno dei nostri operatori socio sanitari, Roberta mi ha guardata e mi ha chiesto se poteva abbracciarmi: fa molta fatica a essere toccata ed è logorroica al punto tale da non lasciare spazio alle risposte altrui perché non le interessano, però mi ha stretta forte a sé. Da quel giorno Roberta, che concedeva questo gesto solo alla sua mamma, abbraccia tutti ed è la nostra gratificazione più grande».

Sono state, senza dubbio, la professionalità e la gentilezza degli operatori ad aver contribuito ad abbattere le barriere della donna, che si è fatta contagiare dal garbo di Radhia, dalla simpatia di Filippo, dall’affabilità di Claudio e dalla disponibilità della cuoca Anna, che asseconda sempre le sue preferenze culinarie. Il suo più grande affetto è la sua gatta Alice, che stava a casa col suo papà. Al “San Carlo”, adesso, ha un altro micione da accarezzare e da accudire, che si chiama Bamby e, in uno dei video caricati sulla pagina Fb del Centro castelnovese durante il periodo Covid, si vede teneramente coccolato da lei che afferma: «I gatti non trasmettono il Coronavirus!».

Roberta, inoltre, realizza meravigliosi arazzi a punto croce e sa stupire con la sua brillante preparazione in materia storica soprattutto su fatti e curiosità legati alle regine, alle principesse e all’antico rito del thè.

Alessandra Dellacà

Per la Preghiera dei fedeli di domenica

Consola con la Tua presenza le persone segnate dalla sofferenza e dal dolore perché scoprano il potere salvifico della croce e sperimentino la Tua provvidenza nella prossimità di tutta la comunità cristiana. Preghiamo

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