Il Portale della deportazione pavese

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Sarà presentato in occasione della Giornata della memoria mercoledì 27 gennaio

Viviamo anni di “fervore memoriale”, scandito da un calendario civile sempre più affollato, da un uso pubblico della storia, spesso troppo disinvolto, e da una galassia di agenzie – media, in particolare – in vario modo preposte alla elaborazione di sapere storico.

Ma avere memoria non significa soltanto leggere o ascoltare una testimonianza. Non basta. Né, tanto meno, partecipare a momenti celebrativi che troppo spesso rischiano di scadere in un vero e proprio “marketing memoriale” dal consumo veloce e rassicurante.

Avere, coltivare memoria, al contrario, significa rielaborare dentro di noi quel messaggio che ci viene trasmesso. Significa assumerlo nei nostri codici culturali e di valori. Vuol dire, in una parola, acquisire consapevolezza del passato che ci viene trasmesso da quel messaggio per assimilare codici valoriali e strumenti per agire nel nostro presente. Vuol dire confrontarsi con le domande e gli strumenti che noi abbiamo per conservare questo passato, per indagarlo, per comprenderlo e per rappresentarlo.

Tanto più quando il tema di questo messaggio è la deportazione nei campi di sterminio. Una realtà complessa, crudele, concreta. Una realtà che non consente facili stereotipi. Una storia complicata e non facile da ricostruire.

Ricordo che quando, più di quarant’anni fa, a noi giovani ricercatori venne dall’Aned di Pavia la proposta di dare nomi e volti ai deportati pavesi, ricostruendone la vicenda in un più vasto quadro storico generale, la nostra fu una reazione assai complessa: fu adesione “politica”, in senso alto del termine; fu interesse culturale; ma non mancarono, da subito, anche i timori, le preoccupazioni, persino un po’ di ansia di fronte a una materia che ci poneva domande radicali sui significati della storia e sulle radici più profonde dell’agire umano. Come si poteva riuscire ad accogliere e trasmettere in termini fedeli, ma non passivi, una memoria complessa qual è quella della deportazione? C’era in noi che ascoltavamo i testimoni il timore di non sapere comprendere fino in fondo quella parola, di tenerci aggrappati ai nostri schemi di riferimento come ad una barriera difensiva.

Ne venne fuori un libro – I deportati pavesi nei lager nazisti – che, con i suoi limiti, sicuramente fu pionieristico per quei tempi, andando a costituire una prima mappa ragionata della deportazione pavese (115 schede di deportati più altri 47 nominativi di cui, allora, non si ebbero ulteriori notizie biografiche).

Negli anni si sono poi aggiunte nuove ricerche, gli studi sull’universo concentrazionario hanno conosciuto stagioni fiorenti, nuove fonti e nuove metodologie sono venute avanti.

Il quadro di riferimento si faceva via via più completo.

Quella prima mappa diventava ormai superata e richiedeva un più puntuale aggiornamento. Nacque da qui, a metà del primo decennio del nuovo secolo, il progetto promosso ancora una volta dall’Istituto pavese per la storia della resistenza e dell’età contemporanea, d’intesa e in collaborazione con l’Aned provinciale e nazionale, che ha portato alla pubblicazione di un vero e proprio Dizionario biografico della deportazione pavese, affidandone la redazione alla competenza (e alla passione), di Maria Antonietta Arrigoni e Marco Savini.

I deportati a cui dare un volto e nome raddoppiarono. Le 230 schede redatte si rivelarono straordinariamente efficaci per impianto e correttezza metodologica (con ogni possibile riferimento documentario e bibliografico relativo alla persona in questione); i dati statistici e quantitativi rilevati furono di straordinaria importanza per una mappatura della deportazione pavese (e modello anche per verifiche analoghe in altre province); la ricerca univa fin d’allora alla grande valenza etica e scientifica una, non meno importante, valenza didattica.

Ora quelle schede, arricchite con nuove ricerche, ulteriori dati ad opera degli stessi ricercatori, sono servite per realizzare il “Portale online dei deportati pavesi”, che, oltre ai vantaggi immediati di consultazione, darà al lavoro un carattere aperto, di vero e proprio “work in progress”, in grado di essere continuamente arricchito di nuovi dati e nuove informazioni. Si tratta delle storie di ben 260 deportati, nati, residenti o arrestati in provincia, di cui 72 rimasti in Italia, a Bolzano, e 190 deportati oltre Brennero. I morti sono stati 139 in totale (più 7 morti dopo la liberazione e 4 morti ancora nel 1947 per le conseguenze del lager).

In occasione della Giornata della memoria, il 27 gennaio, alle ore 17, il Portale sarà presentato dalla Biblioteca Universitaria, in collaborazione con l’Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e con l’Aned provinciale.

È nostra convinzione che la scommessa intorno al Giorno della memoria dovrebbe riguardare proprio la costruzione di una coscienza storica attrezzata. Perché solo la storia può evitare i rischi della retorica negazionista, del revisionismo interessato, ma anche il rischio della “sacralizzazione” di una memoria che scarta tutto ciò che può porre problemi, in un’immagine epica e astorica che deresponsabilizza per il passato e per il presente.

Dare voce ai deportati, recuperandone le singole storie, ci aiuta a riflettere dall’interno sulla macchina dello sterminio, insegnandoci una verità che diventa coscienza civile.

Pierangelo Lombardi
(Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea)

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