Il brindisi senza “cin cin”

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di Patrizia Ferrando

La stagione conta relativamente: le feste vedono abbondanza di bollicine, ed è sempre bello compiere un gesto benaugurante e di considerazione verso il prossimo, ancor più se condiviso.

L’usanza non ha una data di nascita, si perde nella notte dei tempi, anche con aura sacrale. Levare in alto i propri bicchieri reca – come ogni occasione di condivisione del cibo e del vino per dare solennità a un evento – un profondo, atavico significato di unione e fiducia reciproca.

Brindare significa, nella maggior parte dei casi, festeggiare: un ospite d’onore, una ricorrenza, un felice traguardo, ma può anche solennizzare con semplicità e partecipazione, l’allegria del ritrovarsi o perfino un ricordo mesto però sentito.

Nell’antica Grecia durante il brindisi si declamavano discorsi e poesie. Presso i Romani la libagione era un omaggio agli dei e, in seguito, agli ospiti d’onore. L’ascolto di un discorso solennizzava spesso i brindisi formali del passato e resta radicato in alcuni Paesi, come nell’area anglosassone. Se lunghe dissertazioni non fanno avvertire la loro mancanza, non si deve però brindare senza qualche parola che renda il significato del gesto. Ai nostri giorni, spesso, si vede sostituire un pensiero o un augurio sincero con “cin cin” …formula aborrita dai cultori di buone maniere!

Per quanto diffusissimo, questo modo di dire andrebbe evitato anche in situazioni informali, per un fatto di arricchimento dello slancio antico e bello del brindare. A margine: non si tratta di paroline con le quali si imita foneticamente il tintinnio dei bicchieri che si toccano. La versione più accreditata è che sia stato portato in Europa dai marinai che approdavano a Canton, dove, in area portuale, “ch’ing ch’ing” si ascoltava come formula benaugurante per la navigazione.

Perché è importante non utilizzarlo? Perché è impersonale e vuoto e ogni circostanza merita un pensiero, in più si lega a un errore di fondo: l’etichetta prevede i bicchieri non si tocchino né si sfiorino. Bene sollevarli, anche accostarli… di sicuro non mandarli a sbattere!

Se si vuole proporre un brindisi come ringraziamento o augurio, agire dopo il padrone di casa. Vietato attirare l’attenzione percuotendo il bicchiere con una posata; il momento giusto non è a caso durante il pasto ma solo all’inizio o alla fine e non si deve mai bere prima di pronunciare una frase.

Secondo il galateo a un brindisi non si può dire di no, soprattutto se in onore di una persona. Gli ospiti astemi prendano parte al rito, solo bagnando le labbra. Infine, non è necessario aprire la bottiglia di spumante con il famoso e famigerato botto: anzi, dovrebbe essere aperta con lentezza, per mantenere le proprietà del vino.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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