Persone belle e “vitali”

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Domenica scorsa il nostro CAV (Centro di aiuto alla vita) era impegnato nell’offerta di stelle di Natale in diverse parrocchie della diocesi di Pavia, con il ricavato a beneficio delle donne e dei bambini che seguiamo.

Un’occasione speciale che ci permette non solo di raccogliere qualche soldo promuovendo i valori della vita e della solidarietà, ma anche e soprattutto di conoscere tante persone piene di buona volontà e tanti sacerdoti evangelicamente impegnati sul campo.

L’organizzazione di questa vera e propria impresa è di un nostro volontario “quattro volte ventenne” (come i francesi chiamano chi ha raggiunto gli 80). Si chiama Sandro Assanelli ed è devotissimo alla Madonna della Guardia di Tortona. Con il suo camioncino e l’aiuto di amici reclutati un po’ alla maniera di Gesù con gli Apostoli, riesce a portare casse e casse di fiori in un numero sbalordente di parrocchie. Col tempo, ha poi creato una rete di collaboratori in loco perfettamente istruiti al compito.

Così, quando una ragazza si presenta al CAV tentata dall’aborto, non mancano mai i fondi per offrirle un’alternativa. È vero che i soldi non sono tutto e che una donna in difficoltà per una gravidanza inattesa ha specialmente bisogno di amicizia, a volte di un supporto psicologico o medico e, insomma, di quanto le possa servire a risolvere i suoi problemi. Ma garantirle anche un piccolo aiuto economico qualche volta può far scattare la molla giusta («Allora questi non mi prendono in giro, sono davvero dalla mia parte») e favorire la prosecuzione della gravidanza. Ecco a che servono i fiori: alle opere di bene!

Ma dicevamo che si tratta di un’occasione speciale che permette incontri con belle persone. Domenica eravamo nella parrocchia di don Emanuele, assistente spirituale del CAV, che ci ha chiesto una testimonianza nell’ambito della Messa. Di fianco all’altare una culla, un passeggino, un seggiolone e poi cuffiette, vestitini e persino alimenti per neonati. E in mezzo un cartello rosso con la scritta bianca in stampatello SPERANZA. Insomma, si giocava in casa.

La speranza, dopo tutto virtù teologale, è proprio ciò che serve per restituire alle donne in difficoltà una vera “libertà di non abortire”. Non servono polemiche né discorsi luttuosi, ma parole sorridenti e positive.

A tavola con il don, poi, abbiamo spezzato il pane nella grande cucina. C’erano anche i suoi genitori e un amico diacono. Il clima ricordava la casa del sarto manzoniano (chi si è dimenticato l’episodio lo rilegga nel cap. XXIV dei Promessi sposi).

Alla fine, in questi casi, è sempre molto più quello che si riceve di quello che si dà. E nel molto ci mettiamo il risotto e il pollo divinamente cucinati da mamma Giuliana, e il buon vinello di papà Giuseppe. Persino il cane, un golden retriever randagio adottato proprio da Giuseppe, aveva un’espressione da simpatico cristiano…

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