I maleducati da ristorante

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di Patrizia Ferrando

Andare al ristorante, ma anche in una pizzeria, in un agriturismo, in qualche superstite trattoria, è certamente un piacere, a partire dall’opportunità di godere di buon cibo, compagnia e atmosfera senza affrontare un putiferio che parte con la lista della spesa e termina coi piatti da lavare. «Meglio essere clienti che osti», dice qualcuno, però «il cliente ha sempre ragione» rientra nel novero di detti innocenti, eppure capaci di spalancare una galleria di orrori comportamentali senza nemmeno giungere al tavolo. Vediamo qualche caso emblematico, spietato ma tratto dal vero.

La prenotazione, per molti, è una cosa superflua; più comodo presentarsi al ristorante con sette tra parenti e amici al motto di «figurati se a metà settimana, in questa stagione, non troviamo un tavolo» e poi, scoprendo che il locale è affollato, prendere il fatto come un affronto personale. A volte un tavolo potrebbe liberarsi tra una decina di minuti. All’undicesimo minuto, purtroppo, non mancano quelli che cominciano ad alzare la voce minacciando pessime recensioni in rete e azioni legali.

Ogni locale ha i suoi orari, più o meno prolungati: eppure c’è chi non esita a piombare impunemente ovunque, per pretendere di poter scegliere dai piatti sul menù nonostante la cucina stia per chiudere. E, magari, corona l’impresa usando il tono perentorio di quello che “paga ed esige”.

Nella non troppo immaginaria classifica dei clienti pessimi entrano di diritto anche quanti attendono e, quando finalmente vedono che qualcuno comincia ad alzarsi, corrono a sedersi al volo per sbaragliare la concorrenza senza nemmeno dare il tempo ai camerieri di sparecchiare e pulire.

Nessuno metterebbe in dubbio l’amore per i bambini, ma non si giustifica l’andare a cena con il bebè e mettersi a cambiargli il pannolino davanti a tutti. Sì, c’è chi certe cose le fa. Insostenibile la teoria del “sono cose naturali”, così come la tesi difensiva sulla spontaneità di bambini equiparabili a orde di vandali. Difficile che suscitino simpatia se distruggono gli arredi, urlano a oltranza o fanno inciampare camerieri e avventori.

Ultimi, solo in ordine casuale, i clienti con amici a quattro zampe. Molti ristoranti ammettono la presenza dei cani, questo non significa autorizzarli a saltare come canguri, avere reazioni incontrollabili, pretendere cibo da chi sta cenando.

Morale spicciola: recandosi al ristorante si possono infrangere molte regole del saper vivere ben prima di afferrare il tovagliolo e impugnare la forchetta. Evitarlo, tuttavia, è sempre una questione di scelta, che si concretizza nel rispetto di chi lavora e di chi frequenta il locale.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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