«Fratelli tutti davvero? Una fraternità difficile»

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La riflessione di adulti e giovani di Azione Cattolica nella “Tre giorni” a Brusson

BRUSSON – Dal 6 al 9 gennaio si è svolta, presso la Casa Alpina “La Montanara” di Vollon, frazione di Brusson, la tradizionale “Tre giorni Adulti-Giovani” dell’Azione Cattolica diocesana sul tema «Fratelli tutti davvero? Una fraternità difficile».

La riflessione sulle difficoltà, le motivazioni e la scelta di vivere la dimensione della fraternità come attenzione verso gli altri si è arricchita con l’ascolto in video collegamento – che ha permesso la partecipazione anche a chi non era fisicamente presente – delle testimonianze di Gianni Giletti, del SERMIG di Torino, di Federico Mattirolo, fondatore di “Progetto Tortona” e di Roberta Lancillotti, co-curatrice del libro Serve ancora la politica? Dieci interviste ai protagonisti di oggi (ed. AVE), che hanno sottolineato la dimensione ampia della fraternità, la quale si estende dai rapporti interpersonali alla società e alla politica. Per il filosofo inglese Thomas Hobbes l’uomo è uno spietato predatore nei confronti dei suoi simili, perché la natura umana è fondamentalmente egoistica, dominata dagli istinti di sopravvivenza e sopraffazione; il racconto biblico di Caino e Abele evidenzia che la fratellanza di sangue non basta a fondare la fraternità come senso di comune appartenenza, condivisione di interessi che sfocia in atti d’a-iuto disinteressato verso gli altri.

La fraternità non è un dato naturale, biologico: è una scelta, un intreccio di relazioni da costruire.

È, però, un bene delicato, minacciato dalla gelosia e dall’egoismo.

Come sottolinea Papa Francesco nella Fratelli tutti, il problema è «la tendenza umana costante all’egoismo […] l’inclinazione dell’essere umano a chiudersi nell’immanenza del proprio io, del proprio gruppo, dei propri interessi meschini» (Fr.T. 166).

E quando invidia, gelosia, egoismo diventano parte integrante di un modello culturale, politico, economico, mettono a rischio quel senso di comune appartenenza e condivisione che è alla base di una civile convivenza. Perché l’altro diventa un pericolo, un nemico da eliminare.

In questa prospettiva la fraternità assume una valenza politica: se l’individualismo esasperato diventa parte integrante del sistema economico-sociale, vengono minate alla base le fondamenta del convivere.

Perciò Papa Francesco ammonisce a «riconoscere ogni essere umano come un fratello o una sorella» e ad agire in politica animati da uno spirito di carità sociale, alla ricerca del bene comune (Fr.T. 180). Discorso che vale anche nelle relazioni internazionali: le guerre non sono altro che la conseguenza di egoismi nazionali.

Ma prima che politico, la fraternità è un dato culturale, «un bene relazionale che il mercato non può produrre» (F. Occhetta).

Richiede uno sforzo educativo a tutti i livelli, per cambiare noi stessi e il nostro mondo; è la scelta ragionata, in opposizione all’“io al centro di tutto”, per un cammino quotidiano che stempera i conflitti relazionali in una cornice condivisibile a tutti.

L’alternativa? Cadere nella condizione di homo homini lupus teorizzata da Hobbes.

Paolo Paoletti

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