Come sono belle queste mamme

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di Silvia Malaspina e Carolina Mangiarotti

Di tanto in tanto nel conflitto al quale assistiamo in diretta a ogni ora del giorno e della notte, quasi fosse un tragico reality show, tra l’orrore di una bomba che esplode e un cadavere abbandonato sull’asfalto, spunta un timido raggio di speranza a rischiarare il gelo di morte. La vicenda del giovanissimo soldato russo che, arresosi o catturato dalle milizie ucraine, è stato accolto e rifocillato da una schiera di donne e di mamme in teoria nemiche, ha invaso i social e ha smosso le coscienze con molta più pregnanza di qualsiasi proclama.

«Hai visto questo soldato? Sembra un mio coetaneo, è giovanissimo, avrà sì e no 20 anni! Poverino: è terrorizzato, avrà immaginato che lo uccidessero o lo imprigionassero. Guarda con quale avidità mangia: saranno stati giorni che non beveva qualcosa di caldo o si nutriva con cibo sostanzioso! Hai visto le mamme ucraine? Gli hanno portato il tè e focacce dolci, come se fosse figlio loro!». «Una scena veramente commovente, non solo per il nobile gesto delle mamme, ma anche per la presenza della ragazza con i capelli viola, che potrebbe essere una qualunque studentessa europea: regge il telefono, accarezza il soldato “nemico” per infondergli coraggio, parla con la madre di lui, rassicurandola e dicendole che il figlio è sano e salvo. Potrebbe diventare il manifesto di questa guerra assurda, un’immagine che rimarrà nei libri di storia, come quella della bimba vietnamita che fugge nuda dalle bombe al napalm, a testimonianza che nessuna follia sanguinaria potrà cancellare del tutto l’umanità delle persone». I reportage televisivi si susseguono senza sosta e ci rimandano inquadrature che mai avremmo immaginato di vedere: i neonati di un reparto maternità di un ospedale di Kiev, allineati nelle culle che, per sfuggire ai bombardamenti, sono state collocate in un locale sotterraneo, dormono, beati e rubicondi, facendo oscillare il succhiotto; le mamme li allattano o li coccolano, canticchiando una ninna nanna e sembra prendano coraggio dall’abbraccio che li fonde in un unico corpo, quasi il cordone ombelicale non fosse mai stato reciso. I piccoli pazienti di un reperto di oncologia pediatrica fuggono nei sotterranei, correndo mano nella mano con le mamme o le infermiere: ci sono solo donne e bambini in queste immagini che dilaniano l’anima e che, viste durante il pasto serale, ci fanno restare con le posate a mezz’aria, incapaci di proseguire a mangiare (cosa per noi assai rara!). Sono scene tragiche che fanno riflettere sulla forza delle donne: alcune combattono sul fronte di guerra, altre sono promotrici di una battaglia altrettanto ardua, quella del trionfo dell’amore sulla crudeltà, una sorta di scudo magico a difesa dei più deboli. Le mamme di questa guerra sono belle di una bellezza eroica e tenera, sono splendenti d’amore e di coraggio.

silviamalaspina@libero.it

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