Colpa degli “imagologi”

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Nel romanzo L’immortalità lo scrittore Milan Kundera spiega che non è la politica a detenere il potere reale. E non lo è neppure la comunicazione, con i giornalisti e i vari influencer che spadroneggiano sui media. E nemmeno l’economia con i suoi guru… No, il vero potere è detenuto da una categoria di iniziati che Kundera chiama gli “imagologi”. Chi sono costoro? Un insieme di entità e persone che vanno dalle agenzie pubblicitarie ai designer; dagli “esperti di immagine” ai creatori di moda, e persino ai barbieri e truccatori delle star: sono tutti costoro a fissare la norma della bellezza (ritocco o non ritocco? baffi o non baffi?) a cui finiscono per ubbidire tutti i rami dell’imagologia.

Gli strumenti degli imagologi sono i sondaggi d’opinione, che ci fanno credere di vivere in un mondo molto democratico fondato su una molto democratica verità. La quale, beninteso, sarà immediatamente superata da un’altra, e così all’infinito (ma se la verità è mobile, scricchiola tutto: persino la democrazia!).

Gianni e Maria Pia sono rimasti folgorati da questa intuizione, che illumina una realtà che, prima di aver letto Kundera, intuivano confusamente ma ora intendono in pieno. Ecco perché il tal presentatore, così bravo e seguito, è scomparso improvvisamente dalla scena; ecco perché la tale cantante, plurivincitrice a Sanremo, è diventata quasi una “non persona”… Ed ecco perché, per le nozze della figlia, Gianni è stato costretto a mettersi degli scomodissimi pantaloni dalla vita abbassata e dal gambale strettissimo: tutta colpa degli imagologi!

Eppure la parola “immagine” sarebbe così bella. Viene dal latino “imago”, a sua volta legato al greco “mimos”: colui che imita, il mimo appunto. Ma che cosa imita? La realtà, la verità delle cose, non è finzione. E infatti per indicare l’apparenza i latini usavano il termine “species”, che in italiano ricorre nell’aggettivo “specioso”: qualcosa che sembra in un modo ma in realtà è il contrario o quasi… Per dire che oggi rischiamo di stravolgere, con la parola “immagine”, il cuore stesso del suo significato, con gran gioia degli imagologi.

Anche per fare un dispetto a loro, Gianni e Maria Pia sono andati a rileggersi il passo del primo canto del Paradiso dantesco in cui il poeta, osservando Beatrice che fissa il sole senza esserne disturbata, si sente autorizzato a fare lo stesso. E così l’atto della donna viene infuso “ne l’imagine” di Dante. Che cosa significa qui “imagine”? Non semplicemente una forma inerte, ma piuttosto una facoltà dinamica che agisce sugli oggetti senza esserne schiava.

Dunque non attira a sé gli sguardi (come per esempio le “veline” care agli imagologi) ma partecipa dell’oggetto che osserva con interesse e magari carità.

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