Bucare le gomme a una Ferrari

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di MARIA PIA E GIANNI MUSSINI

Qualcuno dei nostri lettori vorrebbe sapere qualcosa di più sull’Ornella Vanoni prolife di cui abbiamo detto sul Popolo lo scorso 19 ottobre. L’avevamo invitata a “Cantiamo la vita”, il festival da noi organizzato ben 17 volte per conto del Movimento per la vita italiano. Naturalmente le illustrammo la nostra attività a favore delle ragazze madri e della loro “libertà di non abortire”: prima in un dossier inviatole per posta, poi personalmente nel camerino del teatro “Fraschini” di Pavia, dove l’evento si svolse il 4 dicembre 2011. Conoscevamo bene la sua storia di donna libera che ha attraversato – come molti – le contraddizioni del mondo, tanto che qualcuno dei nostri era rimasto perplesso per questa iniziativa (eppure lo stesso presidente Carlo Casini finì per esserne felice). Quella sera ci fu un pienone e Gianni, patron della manifestazione (come lo chiamavano per burla i collaboratori), era soddisfatto. Maria Pia non nascondeva invece la sua preoccupazione, dinanzi a questa ospite notoriamente imprevedibile. Finalmente Ornella entrò in scena, elegante e ancora molto bella. Dopo un assaggio delle sue canzoni più famose, regalò al pubblico delle vere chicche, come un saggio di musica brasiliana e una delle canzoni della mala, per concludere con lo struggente documento musical-poetico di Giorgio Gaber Non insegnate ai bambini. Ma a metà di questo vero e proprio concerto, Ornella parlò di se stessa e del motivo che l’aveva indotta ad accettare l’invito. Un motivo molto semplice: «Sono qui – disse – perché mi interessano queste ragazze madri, donne madri». E aggiunse: «Perché io sono una ragazza madre, una donna madre». E poi raccontò la sua storia di un matrimonio in crisi che pure, inaspettatamente, la portò a essere incinta del marito. Ma c’erano le tournée teatrali e canore, e la strana sensazione di aspettare un bambino da un uomo che non amava più. Va così ad abitare dai genitori. Intanto il ginecologo le spiega che, nonostante gli strapazzi, «il bambino si è messo per dritto, è aggrappato e ha intenzione di nascere». Ornella è molto perplessa: «C’è il marito, poi devo lavorare… Come faccio». La risposta del medico è memorabile e risolve il problema: «Si ricordi una cosa; se vuole un indirizzo (allora l’aborto era illegale, nda) da me non lo avrà mai: prima di tutto perché non sono d’accordo, secondo perché una donna che abortisce è come bucare le gomme a una Ferrari in piena corsa». E questo «da un punto di vista ormonale». Ma non è finita: «Si ricordi – concluse il dottore – che le donne i bambini li fanno prima di tutto per se stesse, e basta». Ornella capisce al volo: «Sono andata a casa, ci ho pensato, ho capito che sarebbe stato l’unico figlio che avevo e così l’ho fatto». Il video della testimonianza è alla pagina: https://cavpaviadotorg.wordpress.com/cultura-vita/cantiamo-la-vita/

cantiamolavita@katamail.com

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