Beata Maria Maddalena Martinengo

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La Chiesa il 27 luglio fa memoria della beata Maria Maddalena Martinengo, religiosa cappuccina, che fu proclamata beata da papa Leone XIII nel 1900. Nacque a Brescia il 4 ottobre 1687 e fu battezzata con il nome di Margherita. Era figlia del conte Leopardo, capitano della Repubblica Veneta. A soli cinque mesi rimase orfana di mamma e crebbe con una salute malferma. All’età di cinque anni scelse la Madonna come modello di vita. A dieci anni fu accolta da due zie suore agostiniane, nel loro istituto, per portare a termine la sua istruzione.

Due anni dopo, però, si recò dalle Benedettine dove c’erano altre due zie religiose che volevano darle una posizione sociale. Lei a tredici anni fece voto segreto di verginità.

Quando tre anni dopo le proposero un possibile matrimonio, ammise che voleva farsi cappuccina ma trovò ferma opposizione. Fece un periodo di prova proprio dalle Cappuccine, poi un viaggio col padre a Venezia. Tornata a casa decise di entrare in monastero. Era l’8 settembre 1705 e scrisse: «Che spasimo provai quando feci l’ingresso! Diedi quel passo con tanta violenza che credo di certo non sarà più grande quella del separarsi l’anima dal corpo». Prese il nome di Maria Maddalena, prima testimone del Risorto. La vita della comunità era scandita dalla preghiera, cinque ore di giorno e tre di notte, e dal lavoro tra cui coltivare l’orto, accudire agli animali e cucinare. La beata accettò umilmente di svolgere tutti i servizi e sviluppò un rapporto profondo con il Signore.

Alcune ore della notte, invece di riposare, le passava in preghiera. «Quanto più mi profondo nel mio niente, tanto più mi perdo in Dio e mi scordo del tutto di me»: queste erano le sue parole quando parlava del suo rapporto con lo sposo.

Amava molto il silenzio ma era anche abile nel parlare e nel realizzare composizioni poetiche. Il Venerdì Santo del 1721 ebbe il dono dello sposalizio mistico e alle consorelle disse: «Pensate un po’ se il Signore vuol fare a me miserabile tali favori». La sua fama si diffuse rapidamente Brescia.

A trentasei anni fu nominata maestra delle novizie e questo suscitò gelosie da parte di alcune suore che l’avversarono. Nel 1732 fu eletta badessa.

Il 18 luglio 1734 fu colpita dalla tubercolosi che si diffuse rapidamente. Nella sofferenza esclamava: «Io spero di aver presto a morire per tante cose ch’essi non sanno. Sono tutta in Dio, non penso ad altro».

Morì il 27 luglio 1737. Le sue reliquie sono venerate nella chiesa del monastero delle Clarisse Cappuccine a Brescia.

Daniela Catalano

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