Beata Anna Felice Viti

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DI DANIELA CATALANO

La beata di questa settimana è una religiosa benedettina vissuta nel nascondimento e nel silenzio, beatificata da Papa Paolo VI l’8 ottobre 1967. Anna Felice Viti, che la Chiesa ricorda il 20 novembre, era la terza di nove figli e nacque il 10 febbraio 1827 a Veroli, a sud di Roma. Quando aveva poco più di dieci anni, il padre perse tutto a causa di una frode e la madre morì di crepacuore. Lei, allora, iniziò ad andare a lavorare presso una famiglia di vicini per aiutare i suoi fratelli. Dopo aver rifiutato la corte di un ricco giovane di Alatri, il 21 marzo 1851, entrò nel convento benedettino di Santa Maria de’ Franconi a Veroli, dette le monache buone, come suora conversa, e prese il nome di Maria Fortunata. Quando fece il suo ingresso, annunciò il suo proposito di “farsi santa” ed è quello che si impegnò a fare nel suo convento, dove visse per più di 70 anni, nell’anonimato della sua cella, con giornate scandite da attività ripetitive come filare, cucire, lavare, rammendare e rassettare. La sua vita fu sempre improntata all’ideale benedettino della preghiera e del lavoro, basato sulla carità; svolse anche mansioni di assistente infermiera e di guardiana. Pur nella contemplazione costante di Dio, dopo la sua morte si ebbe notizia dei tormenti e dei combattimenti interiori che si trovò a sperimentare e che celò sempre con la sua imperturbabile serenità. Non sapendo né leggere né scrivere, non fu ammessa tra le “coriste”, cioè le monache che si dedicavano alle funzioni liturgiche. Per lei la giornata iniziava alle tre e mezza di notte e proseguiva con azioni faticose e umili, che compiva con dedizione e con impegno. Morì il 20 novembre 1922, a 95 anni, e fu sepolta nella fossa comune. Dopo 13 anni, il suo corpo fu trasportato in chiesa e molti furono i miracoli attribuiti alla monaca.

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