“Andrà tutto bene”

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È lo slogan che contrassegna le nostre giornate dalla quotidianità stravolta, è la frase che ci gridiamo o mimiamo da lontano quando incrociamo un conoscente, è l’incoraggiamento che diamo a noi stessi quando avvertiamo l’ennesimo suono dell’ennesima autoambulanza diretta al Covid hospital, è lo spirito che ha contrassegnato l’inizio di una nuova socialità per i ragazzi.

L’inaugurazione della didattica a distanza e la conseguente ripresa dell’assegnazione di compiti e lezioni hanno permesso di recuperare una parziale parvenza di normalità.

“Andrà tutto bene” è la frase che si legge sui volti dei professori nello schermo del pc: la riorganizzazione delle lezioni frontali in modalità on line non è stata facile, ma ora si sta procedendo senza intoppi e, paradossalmente, la distanza fisica ha permesso di vedere gli insegnanti in una dimensione più “umana”, inquadrati all’interno delle proprie abitazioni, in vesti informali e non classicamente cattedratiche.

“Andrà tutto bene” è l’auspicio non detto che anima i gruppi di studio pomeridiani in videochiamata: l’ottimismo, talvolta la strafottenza, insiti nell’adolescente non permettono di manifestare apertamente paure e angosce che attanagliano con evidenza le giornate di noi adulti, ma ricreare virtualmente i rapporti con i coetanei è un modo per esorcizzare timori che i ragazzi non vogliono ammettere nemmeno a se stessi.

“Andrà tutto bene” è sottointeso alla scoperta dei nuovi moduli delle giornate, è lo stimolo che fa sì che gli studenti al mattino accendano il pc con un entusiasmo che nella vita “reale” di prima non si era mai visto, è ciò che rende i saluti virtuali particolarmente vivaci e le lezioni tasselli irrinunciabili di quella che ora si comprende essere una imprescindibile formazione umana, prima che scolastica.

“Andrà tutto bene” è la chiosa della lettera che una professoressa di mia figlia ha inviato ai ragazzi: “…penso ai miei studenti e mi mancano tantissimo, mi mancano le loro domande, le loro improbabili scuse, la loro intelligenza e la loro straordinaria umanità, penso ai ragazzi delle mie seconde liceo che stanno attraversando il mare tempestoso dell’adolescenza e che, ogni volta che mi coinvolgono nelle loro vite, mi fanno sentire bene (…) sono sicura che, mai come in questo momento, tutti noi abbiamo bisogno della scuola per saper essere critici rispetto ai tempi che stiamo vivendo, perché la letteratura, la storia, la filosofia, la storia dell’arte, la chimica, la fisica, la matematica permettono di affrontare il mondo con meno paura e più consapevolezza.

Ragazzi, non abbiate paura, insieme è più facile. Vi voglio tanto bene, bimbi miei.

La vostra prof.”.

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