A tavola con Leonardo da Vinci

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di Patrizia Ferrando

Convitati e dignitari non erano certo parchi in libagioni e pasti pantagruelici alla mensa di Ludovico il Moro.

Le pietanze venivano servite tutte insieme, e non si parlava, come oggi, d’impiattamento: le portate diventavano elementi scenici, tesi a stupire.

Le carni, una volta cucinate, non di rado riassumevano più o meno forzatamente l’aspetto di animali: si rimettevano perfino le penne ai fagiani.

Brocche e vasellame sfoggiavano preziosità.

Ma qualcosa angustiava Leonardo da Vinci, divenuto arbiter elegantiarum dei banchetti: le tovaglie. Tra sbrodolature e puliture di dita, le stoffe figuravano luride e, per di più, il lavaggio di enormi drappi richiedeva sforzo e tempo. Ma il genio resta genio anche quando non si tratta di dipingere la Gioconda.

Così scriveva, nel 1491, l’ambasciatore di Firenze, riferendosi proprio a Leonardo: «…da qualche tempo ha abbandonato la scultura e la geometria, per risolvere i problemi delle tovaglie di Sire Lodovico, la cui sporcizia, mi ha confessato, lo assilla. E adesso ha messo in tavola la sua soluzione: una tovaglia individuale posta davanti ad ogni ospite, da insozzare al posto della tovaglia grande». Ecco nato il tovagliolo.

Ancora ai tempi delle nostre nonne si usavano tovaglioli enormi, nel corso dei decenni, però, le dimensioni sono diminuite.

Un riferimento elegante potrebbe fissarsi in 60 centimetri di lato; l’importante è non scendere sotto i 40 centimetri.

I tovaglini piccoli, di dieci e venti centimetri di lato, si usano per l’aperitivo e per il tè.

La carta non manca di praticità, controbilanciata da innegabile sciatteria.

Un tovagliolo di stoffa richiede un pizzico d’impegno, compensato però da un effetto curato. Il “frangino” è riservato ad asciugare la goccia di vino.

E la tovaglia?

La scelta del materiale deve dialogare con luogo e occasione, spaziando con coerenza da lino o cotone rustico a fiandra, o a ricami preziosi. Meglio non strafare coi colori, osservare attentamente l’abbinamento coi piatti e, ovviamente, assicurarsi che sia pulita e stirata.

Sotto la tovaglia, starà il mollettone che protegge il tavolo, evita l’acciottolio di stoviglie e migliora la resa estetica. In presenza di ricami a intaglio, un tessuto colorato sopra il mollettone li valorizza. A casa, anche in occasioni formali, la caduta fino a terra del tessuto crea solo scomodità: l’orlo della tovaglia dovrebbe scendere di circa 50 centimetri dal bordo del tavolo, restando di almeno una ventina al di sopra del pavimento.

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