Trump minaccia il nostro vino

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C’è preoccupazione tra i viticoltori per i dazi che gli USA potrebbero mettere sulle esportazioni dei prodotti del territorio. E per evitare un ulteriore colpo all’economia locale qualcuno cerca già dei mercati alternativi

Il mondo del vino è preoccupato per la minaccia lanciata dal presidente americano Donald Trump di imporre tasse aggiuntive sulle esportazioni negli Usa del vino italiano. Lunedì scorso è scaduta la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) degli Usa sulla nuova lista allargata sui prodotti Ue da colpire. E sul provvedimento regna ancora l’incertezza. Quel che è certo, però, è che se i dazi dovessero essere introdotti ci sarebbero pesanti ripercussioni anche sulle produzioni di casa nostra, per esempio in Oltrepò, la cui economia è legata a doppio filo alla vite e al vino.

Il mercato locale (il valore dell’agroalimentare lombardo a rischio per i dazi si aggira sui 150 milioni di euro), per quanto riguarda l’export, segue infatti quasi totalmente le tendenze nazionali: il vino italiano è il prodotto agroalimentare “made in Italy” più esportato in Usa con un aumento del 5% in valore nel 2019 dopo il record di 1,5 miliardi raggiunto l’anno precedente. Secondo l’Osservatorio di wine marketing del Consorzio di tutela vini Oltrepò Pavese, gli Stati Uniti sono il primo mercato in cui operano le aziende agricole oltrepadane con una fetta del 30%, seguite da Giappone (21%) e Germania (18%), mentre il fanalino di coda è il Regno Unito con poco meno del 2%. Ma c’è di più: oltre un terzo delle aziende oltrepadane considera gli Stati Uniti il mercato estero principale su cui orientare azioni di promozione e di valorizzazione dei prodotti nel prossimo triennio.

Carlo Veronese

«Se i dazi saranno confermati ci saranno problemi per tutte le zone vinicole italiane compresa la nostra, dove ci sono parecchie cantine che esportano negli Stati Uniti prodotti di qualità e saranno sicuramente danneggiate. – commenta il direttore del Consorzio di tutela, Carlo Veronese – In questi giorni, inoltre, mi sto sentendo con Unioncamere per alcuni progetti di promozione, che al momento sono in stand by perché stiamo valutando se investire in territori dove si farà poi fatica a vendere oppure spostarci in altri mercati, come il Giappone, dove non ci sono dazi e dove alcuni produttori sono già sbarcati. Infine, i nostri prodotti, pur piacendo, sono sostituibili con altri, mentre ci sono vini di alcune zone che saranno acquistati anche al doppio del prezzo. Senza dimenticare che gli Usa stanno migliorando il loro prodotto interno. La situazione è molto complicata».

Fabiano Giorgi

Il Distretto del vino teme forti ripercussioni sul mercato italiano: «Pur non essendoci ancora delle conferme, i nostri importatori sono preoccupati che i dazi possano entrare in vigore e, per questo motivo, hanno anticipato alcuni ordini. – rivela il presidente Fabiano Giorgi – L’introduzione dei dazi sarebbe un grande problema per il mercato italiano: sia perché l’aumento dei prezzi, difficilmente comprensibile dalla clientela media, porterebbe a una diminuzione delle vendite, sia perché il vino non venduto all’estero dovrebbe essere immesso sul mercato nazionale, con problemi di concorrenza e di prezzi ancora più bassi».

Andrea Giorgi

I dazi potrebbero mettere in difficoltà anche realtà importanti come la cantina “La Versa”, per cui gli Stati Uniti sono stati da sempre un mercato di riferimento per la spumantistica: «Ci auguriamo che questa vicenda possa sgonfiarsi. – è l’auspicio del presidente Andrea Giorgi – Per “La Versa” il mercato Usa, insieme a quello tedesco, è uno dei più importanti, anche in un’ottica di espansione commerciale, che abbiamo intenzione di attuare quest’anno».

Ettore Prandini

Intanto proprio nei giorni scorsi la Coldiretti ha scritto ai commissari Ue: «Apprezziamo gli sforzi messi in campo per cercare di bloccare la disputa commerciale con l’amministrazione Usa, che speriamo possano avere esito positivo, ma vorremmo sottolineare la necessità che la Commissione europea agisca il più rapidamente possibile al fine di evitare ulteriori escalation delle misure di ritorsione che gli Usa stanno minacciando di applicare. – afferma il presidente nazionale Ettore Prandini – Questa non sarebbe la prima volta che gli agricoltori subiscono penalizzazioni da dispute geopolitiche che non sono direttamente connesse con la loro attività.

Con la nuova black list Trump minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a circa i 2/3 del valore dell’export del “made in Italy” agroalimentare in Usa che è risultato pari al 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019. Una eventualità devastante che mette a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari “made in Italy” fuori dai confini comunitari e sul terzo mercato a livello

generale dopo Germania e Francia».

Oliviero Maggi

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