“Stare nella Chiesa. Stare nel mondo”

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Credo che, da parte dei tanti estimatori di mons. Giuseppe Scabini (per tutti, don Pino), si debba gratitudine alla Chiesa di Tortona, e in particolare al Gruppo diocesano del Movimento ecclesiale di impegno culturale-Meic, per avere promosso un’iniziativa, che si annuncia come importante e interessante, in memoria del sacerdote tortonese, nel decennale dalla morte, avvenuta il 1° aprile 2009. L’iniziativa si svolgerà in due momenti.

Il primo, sabato 6 aprile a Tortona nel foyer del Teatro “Civico” dalle 10 alle 18, sarà il momento della riflessione sull’eredità spirituale e culturale di don Pino.

Il titolo già da solo rende ragione dell’attualità di siffatta memoria: “Stare nella Chiesa. Stare nel Mondo. L’eredità pastorale di mons. Pino Scabini”.

Chiesa e mondo, le due polarità di don Pino e della vita di molti di noi, con una cifra, la sua cifra, cioè la “pastoralità”, intesa come attitudine

di una Chiesa prima e sempre madre, poi (con discrezione, ma con attenzione) maestra.

Una Chiesa che sta accanto, sta al fianco delle tante povertà materiali e spirituali, e che sa che non da se stessa, ma dal suo Signore e dalla Sua centralità possono derivare le risposte e le consolazioni nel cammino dei singoli e delle Nazioni. Una caratteristica che oggi, grazie a Papa Francesco, è tornata in prima linea, non per relegare i principi teologici e la dottrina in secondo piano, ma per poterli fare percepire dalla sensibilità dei tempi cambiati, dal cambiamento d’epoca.

Sarà una giornata intensa, con presenze d’eccezione, un po’ da tutt’Italia, perché un po’ in tutt’Italia don Pino è stato conosciuto, cercato, amato. I temi saranno quelli tipicamente scabiniani: famiglia, laicato, appunto pastoralità.

Vi saranno testimonianze, dette e lette, dei principali “luoghi” dell’impegno, locale e nazionale, di don Pino: Azione Cattolica e Meic certamente, ma anche Centro di orientamento pastorale, Seminario maggiore lombardo e naturalmente Tortona, la chiesa e la società civile.

E, prima dell’intervento finale del Vescovo Vittorio Viola, una tavola rotonda, per cogliere il messaggio di don Pino e proiettarlo nell’oggi e nel domani, così incerti.

Il secondo momento sarà domenica 7 aprile nella “sua” Pregola, con la concelebrazione eucaristica alle ore 11, presieduta dal card. Francesco Coccopalmerio, la visita alla tomba, il ricordo del sindaco e del parroco (già sappiamo il titolo: “Don Pino, uno di noi!”), la deposizione di una corona di fiori. Lassù, in quell’angolo di valle Staffora, il ricordo per molti di noi sarà più struggente. Gesti sobri, come sobrio fu il suo stile.

Ma non lasciati al caso, o all’improvvisazione: sarebbe tradirne la memoria.

Mi sono chiesto il senso e la prospettiva di un ricordo di don Pino, dieci anni dopo.

E la risposta che abbozzo credo di doverla a lui.

Fare memoria di don Pino ci aiuta a tenere insieme Chiesa e mondo, vita personale e vita professionale, sociale e politica, cielo e terra.

Questo fu don Pino: un instancabile predicatore, a sé e agli altri, di questa necessità di tenere insieme le diverse dimensioni dell’esistenza terrena, fondandoci sulla roccia del Cristo Signore.

Propongo ai lettori de “Il Popolo” di ricordarlo così.

Renato Balduzzi

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