Pernigotti: buone notizie ma ancora poche certezze

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Il 17 luglio a Roma si è svolto il tavolo di confronto sul futuro dell’azienda

NOVI LIGURE – Mercoledì 17 luglio doveva essere un giorno di risposte e di chiarimenti a tanti dubbi e incertezze. E invece tavolo di confronto sulla situazione produttiva e occupazionale dello stabilimento Pernigotti di Novi, convocato al Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), si è rivelato un’ulteriore fonte di incertezze e di incognite. Dal 5 febbraio la fabbrica è formalmente chiusa e i circa cento dipendenti sono in cassa integrazione per un anno. La battaglia, durata tre mesi, per evitare lo stop all’attività attraverso l’occupazione della fabbrica è stata vana, ma la speranza di salvare l’azienda, fondata nel 1860, è ancora molto forte nei lavoratori e in tutti i novesi. La riunione romana aveva come obiettivo quello di valutare il lavoro dell’advisor Sernet, incaricato sette mesi fa di trovare aziende disposte a produrre per conto della Pernigotti. Intorno al tavolo, però, non c’erano né i fratelli Toksoz, né il ministro del lavoro Luigi Di Maio. A presiedere l’incontro è stato il capo di gabinetto del ministero dello sviluppo economico, Giorgio Sorial. Erano presenti i funzionari dell’Advisor Sernet, il direttore finanziario Giampiero Colombi e il direttore del personale Agnieszka Podkoninska per l’azienda, assistiti dagli avvocati Massimiliano Arlati e Rosamaria Bevante.

A rappresentare i lavoratori c’erano i delegati della rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento e i segretari territoriali e nazionali di Flai Cgfl, Fai Cisl e Uila Uil. Con loro anche il sindaco di Novi Gian Paolo Gabella, l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino e alcuni parlamentari della provincia di Alessandria, tra cui Massimo Berutti. In apertura di riunione i dirigenti della Pernigotti hanno informato i presenti che l’azienda è vicina all’accordo con la cooperativa torinese SPeS, disposta a venire a produrre nelo stabilimento di viale Rimembranza e a occupare cinquanta persone per la produzione del cioccolato. Hanno anche annunciato l’imminente chiusura della vendita del ramo d’azienda della gelateria che occuperebbe 13 lavoratori, ma di cui non si conosce ancora l’acquirente, anche se sembra molto probabile che si tratti dell’imprenditore romagnolo Giordano Emendadori. L’azienda ha poi annunciato la necessità di riprendere la produzione per quella che chiamano la “campagna di Natale” e che ci sono i soldi per acquistare le materie prime e anche la volontà di richiamare in fabbrica i lavoratori ancora in cassa integrazione. I sindacalisti, colti davvero di sorpresa, hanno chiesto all’azienda e ai rappresentanti delle istituzioni delle garanzie occupazionali, per non essere solo usati per un periodo e poi ritrovarsi senza lavoro e senza la cassa integrazione. Pietro Pellegrini, segretario nazionale Uila (Unione Italiana dei Lavori Agroalimentari), in merito alle proposte di reindustrializzazione della Pernigotti presentate al Mise dall’advisor, ha affermato di ritenere “positivo il lavoro svolto in questi mesi dall’advisor”.

“Certo – ha aggiunto – avremmo preferito come soluzione finale la cessione del marchio e una serie di conseguenti opportunità in più per lo stabilimento novese. Tuttavia le offerte pervenute ci sembrano positive e improntate a una particolare attenzione alla salvaguardia dell’occupazione e del reddito dei lavoratori. Auspichiamo che la reindustrializzazione del sito avvenga in tempi rapidi”.

“L’incontro al Mise ha consentito di inquadrare una serie di opzioni che possono avere valore per la salvaguardia dei posti di lavoro. È però il tempo di dare attuazione concreta ai progetti presentati, di passare dalle promesse ai fatti”: queste le parole del senatore di Forza Italia, Massimo Berutti. “Il caso Pernigotti deve spingere ad un’azione di sistema che metta le eccellenze italiane in condizione di competere a livello globale senza il bisogno di interventi imprenditoriali stranieri che in certi casi si rivelano deleteri per le realtà nazionali.– ha aggiunto Berutti – Per queste ragioni che è necessario intervenire su tributi, fisco e credito, così da mettere le imprese italiane in condizione di difendere le nostre produzioni ed eccellenze nelle sfide internazionali”. Molto severo è il giudizio dell’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino sull’incontro del 17 luglio. “Un atteggiamento inaccettabile e contraddittorio” quello dell’azienda e “le istituzioni non possono tollerare un comportamento del genere”.

“Chiedo alla proprietà turca – ha detto Chiorino – di farla finita con i giri di parole e di mostrarci numeri e dati concreti”. “È stata una riunione surreale – racconta Chiorino – in cui i rappresentanti della proprietà ci hanno raccontato tutto e il contrario di tutto, senza fornirci dati e scadenze. Soltanto chiacchiere”. “Prima ci avevano detto che, per acquistare le materie prime e garantire la ripartenza della produzione di cioccolato e torrone, in vista delle festività natalizie, avrebbero avuto bisogno di cedere il ramo gelati. – ha spiegato l’assessore – E invece ora, come nulla fosse, ci hanno fatto sapere che quei conti erano sbagliati, di avere già acquistato le materie prime e che la produzione sarebbe ripartita, ma senza fornirci le date”. Anche Piero Frescucci, esponente della Uila Uil nella rappresentanza sindacale dello stabilimento Pernigotti, sull’ipotesi di riprendere la produzione, ha detto di non vedere “prospettive per la tutela della nostra occupazione”.

“Ci sembra una proposta fine a se stessa e troppe volte siamo stati delusi e scottati da false promesse. Noi siamo disposti a parlarne, ma pretendiamo garanzie davanti alle istituzioni”. La Chiorino ha chiesto al Mise di attivare un monitoraggio strettissimo della situazione e si è detta pronta a incontrare la proprietà, “perché ci fornisca gli impegni, i dati e le scadenze precise che noi pretendiamo”. Nella riunione convocata lunedì scorso i delegati sindacali dei lavoratori hanno voluto valutare con attenzione la proposta dell’azienda che già dal 29 luglio riapre i cancelli per 68 dipendenti tra operai e impiegati e una sessantina di interinali.

Daniela Catalano

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