Un volpedese Arcivescovo a Santiago di Cuba

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Mons. Felice Guerra: la biografia ricostruita dalle ultime ricerche d’archivio

Un paio di anni or sono in una busta contenente molte fotografie una ha attirato la mia attenzione in quanto recava sul retro la scritta: «Ricordo di Monsignor Arcivescovo Felice A. Guerra nel 60° di mia e sua ordinazione sacerdotale» e una data «20-8-51».

Archivio parrocchiale di Volpedo: atto di nascita e di battesimo di Ambrogio Felice Guerra

Da una prima ricerca è emerso che l’Arcivescovo era nato a Volpedo il 7 dicembre 1866 da Giovanni e Luigia Fezia. Dai documenti parrocchiali, che l’Arciprete don Fulvio Sironi mi ha gentilmente inviato, risulta che Ambrogio Felice fu battezzato il 13 dicembre dal Curato Paolo Bidone avendo come padrino Pietro Bruno e madrina Carlina Fezia. Il futuro Arcivescovo, appartenente alla Congregazione salesiana, aveva però iniziato gli studi nel nostro seminario. Un rapido accesso ai documenti conservati nell’archivio diocesano – dove è sempre registrato come Felice – ha fatto emergere ottimi risultati sia in campo scolastico sia in quello morale. Nell’anno scolastico 1884-1885 agli esami finali della quinta ginnasiale il voto di promozione è Optimos.

Il giudizio redatto in un registro rivela un chierico «di carattere deciso»: «Di pietà soddisfacente, di studio moltissimo, quanto a docilità lascia qualcosa a desiderare. Come vice prefetto non fece troppa buona prova perché non andava di buon accordo col prefetto e i giovani li trattava secondo che gli dava nel genio».

Nel 1886 non compare più tra gli iscritti. Aveva, infatti, lasciato il seminario diocesano per entrare nel collegio salesiano di Lanzo Torinese, un abbandono deludente per l’allora vescovo mons. Vincenzo Capelli (1870-1890) che desiderava inviarlo a Roma per proseguire negli studi.

Si narra che in occasione del primo incontro con don Bosco, il futuro santo prima di benedirlo gli disse le fatidiche parole: «Ti chiami Felice Guerra. Farai sempre felice guerra al peccato e al demonio». Nel 1887, dopo la professione religiosa, parte con diversi compagni diretto alle missioni salesiane in Uruguay e assegnato al Colegio Pio de Villa Colon, vicino a Montevideo. È ordinato sacerdote il 25 marzo 1890 dall’Arcivescovo di Buenos Aires mons. Federico Leon Aneiros (1873-1894). Il successivo 6 aprile celebra la sua prima Messa a Montevideo.

Nominato Direttore del Collegio di Studi Superiori a Bahia Blanca (provincia di Buenos Aires) ricopre poi le cattedre di Teologia dogmatica e di Diritto canonico. Nel 1908 fu nominato Uditore della delegazione apostolica in Centroamerica. Attraverso le pagine de Il Popolo è possibile seguire il suo cursus honorum. Il 30 maggio 1915 compare una prima notizia a seguito della sua promozione all’episcopato:

«Il sacerdote salesiano don Felice Guerra, Segretario di S. E. Mons. Giovanni Cagliero, Arcivescovo di Sebate, Delegato apostolico e inviato straordinario della S. Sede presso le repubbliche di Costarica, Nicaragua e Honduras è stato nominato vescovo di Amata di Siria [in realtà Amaunte in Palestina] e Amministratore apostolico della sede arcivescovile di Santiago di Cuba […]. Mons. Guerra è un facondo oratore e uno scrittore facilissimo. La cortesia dei modi e il tatto squisito nel disbrigo di delicate missioni affidatele dai suoi superiori richiamarono sopra di lui l’attenzione di mons. Cagliero che lo volle suo segretario […]».

L’ordinazione episcopale avvenne il 2 agosto 1915 nella cattedrale di San Salvador (capitale dello stato El Salvador), per mano dell’arcivescovo Antonio Adolfo Pérez y Aguilar e i coconsacranti mons. Juan Antonio Dueñas y Argumedo, vescovo di San Miguel e mons. Santiago Ricardo Villanova y Meléndez, vescovo di Santa Ana.

Il Popolo pubblica il 6 febbraio 1916 una sua foto con un breve testo nel quale mons. Guerra invia il suo saluto al vescovo, al Capitolo «e a tutti coloro che ebbe la fortuna di annoverare professori e compagni». Il 18 giugno 1916 «festa della SS Trinità, tra una turba di popolo festante» mons. Guerra, divenuto titolare, prende possesso della cattedra di Santiago di Cuba e un lungo articolo sul settimanale diocesano (20 agosto) riporta i più che lusinghieri giudizi pubblicati su vari periodici cubani.

«L’Indipendencia: Quantunque noi, più di una volta, abbiamo desiderato e chiesto che un cubano occupasse la sede vescovile di Santiago di Cuba, la quale è la più eminente della nostra repubblica, non possiamo tacere, per dovere di giustizia che Mons. Guerra, figlio d’Italia, ha già tutte le nostre simpatie avendo egli assai lavorato in favore della sua religione e col più vivo entusiasmo in tutta la nostra provincia […]. Inoltre è Mons. Guerra una persona dal tratto affabile doti per cui si è cattivato le simpatie della nostra società […].

Il Cubanho Libre: Il nuovo arcivescovo ha saputo cattivarsi le simpatie generali fin dal primo giorno che pose piede a Santiago per le sue rare virtù e pel suo nobile carattere […].

Democrata: Un Vescovo coltissimo, di alte aspirazioni spirituali, pieno di bontà, dotato da Dio da uno spirito superiore […].

L’Heraldo de Cuba: Un Pastore prudente e pieno di zelo apostolico».

Quattro anni dopo, nel giugno 1920, Mons. Guerra torna nel paese natale, dove vengono organizzati grandiosi preparativi. Una visita poco gradita dalla locale ala massimalista socialista. Una vibrata protesta «Il teppismo di Volpedo documentato» viene pubblicata su Il Popolo anche se «l’organetto socialista» aveva preso le distanze dagli eventi giustificando le azioni indecorose (atterrare o rubare archi, bandiere, striscione… sassaiola contro il Municipio e case private) per la presenza di un drappello di soldati mandati in via preventiva dalle autorità.

Il 6 giugno è comunque una giornata di festosa accoglienza «con ricevimento alle porte del paese, corteo con associazioni, banda musicale e vessilli. Dopo la trina benedizione e il discorso di S. Ecc. una solenne accademia con presentazione di doni, declamazioni e musica. Alla sera illuminazione del paese e fuochi artificiali».

L’episcopato a Santiago di Cuba termina nel dicembre 1924. Mons. Guerra parte per Roma e presenta le dimissioni dal governo pastorale in quanto «accusato di reati amministrativi più o meno discutibili». Il 16 gennaio 1925 viene nominato arcivescovo titolare di Verissa (Turchia) in partibus infidelium.

Prosegue la sua opera all’interno della congregazione salesiana e per trovare sue notizie sulle pagine de Il Popolo occorre giungere al 1949 quando nel mese di agosto torna a Volpedo in occasione delle celebrazioni per la festività del Beato Giovannino «accolto da un’ondata di entusiasmo esternata dal saluto del clero e delle Autorità […]. La Messa con l’assistenza pontificale fu celebrata solennemente dal fratello di Sua Eccellenza il rev. don Crispino, salesiano».

Il 23 settembre 1951 è a Casalnoceto per le celebrazioni giubilari del suo compagno di studi don Fausto Bianchi, ivi Arciprete dal 1920. Alle 8 l’Arcivescovo celebra la santa messa e assiste pontificalmente alla solenne celebrazione di don Bianchi.

Mons. Felice Guerra muore a Gaeta il 10 gennaio 1957 e la salma è tumulata a Roma. Il Popolo del 17 gennaio ne tratteggia la figura ricordando che Mons. Melchiori «ha inviato alla Congregazione salesiana e ai familiari le espressioni del suo commosso cordoglio».

Un sentito ringraziamento va a don Fulvio Sironi, Arciprete di Volpedo, per la cortese collaborazione

Nella foto di copertina: Mons. Felice Guerra e, seduto alla sua destra, don Fausto Bianchi (*1868 – + 1955) parroco di Casalnoceto
dal 1920 al 1955, anno del suo decesso)

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