Un pugno nello stomaco

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di Silvia Malaspina e Carolina Mangiarotti

Le serate invernali richiamano divano, copertina, tisana bollente e visione di film o serie tv. Trovando un accordo su tutti i tre fronti, abbiamo scelto il film Le nuotatrici: un dramma biografico sulla vita dei rifugiati e sulla determinazione costante di una giovane atleta. Le due sorelle Yusra e Sarah Mardini vivono a Damasco, sono nuotatrici agoniste e, fino allo scoppio della guerra, conducono una normale vita da adolescenti tra scuola, allenamenti, festicciole in famiglia o con gli amici. Durante una gara di nuoto di Yusra, il tetto della piscina si squarcia e le bombe piovono dal cielo: una atterra sul fondo della vasca minacciando di esplodere. Sarah e Yusra capiscono che la decisione di fuggire dal Paese non è più procrastinabile e, vincendo le resistenze del padre, partono per la Turchia con l’intenzione di raggiungere la Germania, meta di tanti profughi siriani. Il viaggio inizia su un improvvisato gommone diretto all’isola di Lesbo, ma questo ben presto imbarca acqua per il peso eccessivo dei venti passeggeri: Yusra, Sarah e altri due uomini si buttano in mare per riequilibrare l’imbarcazione e, nuotando per tre ore, raggiungono le coste di Lesbo. Da qui attraversano i Balcani e, passando per la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria e l’Austria, approdano a Berlino. Una ONG le mette in contatto con il club di nuoto Wasserfreunde Spandau 04 e con il tecnico Sven Spannekreb: le ragazze riprendono a nuotare e Yusra si qualifica per Olimpiadi di Rio de Janeiro nella Squadra dei Rifugiati, diventando famosa per il viaggio intrapreso con la sorella. Yusra è un emblema per i migranti forzati di tutto il mondo e un potente esempio di resilienza e determinazione nel ricostruire la propria vita. Attualmente vive a Berlino ed è Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR. La pellicola ci ha profondamente impressionato: «È incredibile il coraggio di queste ragazze! Riesci a immaginare di abbandonare tutta la tua vita, fuggire come se fossi una criminale, rischiare per salvare i compagni di viaggio e ricominciare da zero in una città straniera? Yusra aveva 17 anni quando è partita da Damasco e conduceva un’esistenza simile alla mia, ma ha avuto la sfortuna di essere nata nella parte sbagliata del mondo.» «Questo film è stato un pugno nello stomaco. Vedere la ragazza che dal gommone getta in acqua le tante medaglie vinte in Siria, perché troppo pesanti, mi ha fatto rabbrividire, e mi ha fatto ricordare che troppo spesso riteniamo che i migranti siano “altro” da noi. Dovremmo invece tenere presente queste parole, pronunciate proprio da Yusra: “Sono state la guerra e le persecuzioni a costringerci ad abbandonare le nostre case. Sono una rifugiata e sono orgogliosa di battermi per la pace, l’onore e la dignità di tutti coloro che fuggono dalla violenza. Unitevi a me. State dalla nostra parte.”»

silviamalaspina@libero.it

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