Un Natale senza malinconia

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Cesare Angelini fa parte da sempre della nostra tradizione familiare. Sacerdote e critico letterario, scrittore e poeta, storico rettore del Collegio Borromeo di Pavia dal 1939 al 1961, l’abbiamo conosciuto quando ancora eravamo studenti all’università.

Resta leggendaria la visita che Gianni gli fece con lo scopo di farsi mettere una dedica sulla preziosa edizione Scheiwiller del Cantico dei Cantici, tradotti da Angelini, per farne dono alla fidanzata, ormai prossima sposa. Il monsignore prese la penna e chiese: «Maria Pia di seguito o in due nomi separati?» Alla preferenza di Gianni per la seconda opzione, aggiunse: «Ah, vuole che il sostantivo sia sostantivo e l’aggettivo aggettivo.»

Cose che danno una bella carica! E, siccome eravamo ai primi di dicembre, per Maria Pia fu un magnifico regalo di Natale.

In questi ultimi mesi Angelini si è incrociato di nuovo con la nostra vita. Ai suoi deliziosi Sonetti dei mesi Gianni ha infatti dedicato un saggio di commento destinato ai “Quaderni borromaici”.

Oggi vi proponiamo, come augurio, proprio il sonetto natalizio di questa silloge: “Dicembre, il mese della santa festa / che ha fatto cristiane anche le nevi: / (ne parla il vento con sussurri brevi / ai sassi del ruscello, alla foresta). // Nel gran racconto, l’anima si desta / succhiando infanzia dai lontani evi. / (Le pievi ne discorrono alle pievi: / la terra tutta è un gran presepe in festa). // Nevica sui villaggi? Nelle veglie / le case tornano intime, sognanti; / le parole han riflessi di conchiglie. // Questa notte Gesù fa compagnia / al povero, al fringuello, al camminante / che come foglia fluttua per la via”.

È una poesia che rende viva la magia del Natale, con un realismo cristiano ben distante da ogni sentimentalismo, devozionale e laico. La santa festa rende cristiane le nevi animando la natura di una vita nuova perché abitata dal Figlio di Dio. Il vento parla e sussurra, tanto che persino i sassi e la foresta ne capiscono il linguaggio (si cristianizza il mito di Orfeo). L’anima è a sua volta toccata da una freschezza nuova, addirittura “succhiando infanzia” da quel prodigio di cui la terra e le pievi discorrono festose. Continua così il “gran racconto”, la buona novella evangelica.

Con un geniale interrogativo entra poi in scena una nevicata grazie a cui le case, nella ciclicità del Natale “tornano intime, sognanti”, mentre le parole acquistano “riflessi di conchiglie”.

Il finale insiste sul motivo vero del buon calore portato dal Natale: Gesù è vicino, anzi “fa compagnia”, alle creature più umili come il povero e persino il fringuello. E fa compagnia al camminante che, privo di un tetto sotto cui riposare, “come foglia fluttua per via”: immagine tanto suggestiva quanto lontana da ogni ripiegamento malinconico.

Ecco, quello di un Natale lontano da ogni malinconia è l’augurio che facciamo ai nostri lettori, con un abbraccio.

cantiamolavita@katamail.com

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