Un Natale in Turchia

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di Maria Pia e Gianni Mussini

È passata qualche settimana, ma il ricordo del Natale in Turchia è ancora vivissimo. Siamo stati dalla nostra Lorenza che abita a Moda, sponda asiatica di Istanbul (paradossalmente più moderna di quella europea).

Lorenza ci ha regalato un paio di giorni all’Hilton, trattamento da signori ma a prezzi non superiori a un tre stelle italiano. Dalla stanza una vista incomparabile sul Bosforo: Topkapi, Santa Sofia, la Moschea Blu e i piroscafi che vanno dal Mar Nero al Mediterraneo. E tramonti struggenti.

Per muoversi a Istanbul il mezzo più gradevole è il vapur, un battello che collega le varie parti di quella città estesa più della provincia di Alessandria. Uno dei piaceri del vapur, oltre ai panorami incomparabili, è il çay: il the turco che si pronuncia “ciai” e che ti danno per l’ingente somma di 20 centesimi di euro. Sorseggiando e contemplando, si arriva a destinazione rilassati e felici.

Lorenza ha però voluto che evitassimo il centro europeo, percorso dalla Istiklal Caddesi, la lunga strada che va dalla torre di Galata (eretta nel 1348 dai Genovesi) sino alla grande piazza di Taksim, e che negli ultimi anni è stata teatro di un paio di attentati. Nel prossimo giugno ci saranno le elezioni, e non si sa mai…

Così, dopo l’Hilton ci ha “relegato” in un confortevole Airbnb a Büyükada, la maggiore delle Isole dei Principi, dove appunto venivano trattenuti i principi dissidenti ai tempi dell’Impero bizantino e poi – dal 1453 – di quello ottomano. L’isola è ora meta dei turchi bene e, insieme, destinazione popolare dei turisti della domenica. Colpisce per le tradizionali case in legno (molte cadenti ma moltissime, perfettamente restaurate, veri capolavori di architettura, intaglio, colori); tra cui anche quella dell’esiliato rivoluzionario russo Lev Trotzkij. A dispetto della bassa stagione è ricca di vita, e dunque chissà la folla dei mesi estivi… Sulla sommità dell’isola il monastero ortodosso di san Giorgio e, in una radura vicina, l’edificio in legno più grande d’Europa, l’Orphanage: ora in disuso e in attesa di restauri, fu progettato come albergo e poi destinato dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli agli orfani.

Ma c’era di mezzo il Natale e sull’isola niente chiese cattoliche. La sera della vigilia siamo tornati a Istanbul. E Lorenza ne ha approfittato per un dono speciale al papà: un the al Pera Palace Hotel, caro ad Agatha Christie, Simenon, Hemingway e al nostro De Amicis (che vi concepì il suo vero capolavoro: Costantinopoli).

Poi il regalo più bello, nella chiesa francescana di santa Maria Draperis: una Messa multietnica e animatissima, presieduta da un frate malese, concelebrata da confratelli di tutto il mondo e accompagnata da un coro gospel di africani immigrati. Dopo la Messa, brindisi e spuntino in cripta…

Alla fine una traversata sul Bosforo stellato, sino alla nostra isola. Un Natale bellissimo.

cantiamolavita@katamail.com

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