Tutto questo è “molto” tôb

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Anche Maria Pia è tornata a casa con una mimosa, per la Festa della Donna. A dire il vero, non esattamente l’8 marzo, ma domenica scorsa (il 12), quando un amico sacerdote ha messo in piedi in quattro e quattr’otto una magnifica celebrazione. Alle 16, nonostante il tempo bello invitasse ad approfittare diversamente della giornata festiva, chiesa piena per almeno metà. In programma tre testimonianze, un’Adorazione eucaristica guidata e i Vespri cantati.

Che cosa c’entra con il tono rivendicativo che spessa caratterizza questa festa?

Sgombriamo il campo da un equivoco. Il mito melenso della donna come “angelo del focolare” non ha nulla a che vedere con la tradizione cristiana del nostro popolo ma riguarda semmai la civiltà borghese che in Italia comincia ad affermarsi nell’Ottocento, dopo l’Unità (il libro Cuore di De Amicis ne presenta qualche traccia).

La tradizione cristiana popolare vede infatti la donna impegnata in ben altro. Il duro lavoro domestico, la cura della famiglia e dei i figli (di cui il popolo è sempre stato prodigo: il termine “proletario” allude infatti a chi non ha altro che la prole). Senza dimenticare la preghiera, vera colonna sonora della giornata: l’Albero degli zoccoli di Olmi è un memorabile affresco di questa condizione, aspra eppure epica. Nonostante la gran fatica, le donne avevano però un non piccolo potere, e chiamiamolo pure matriarcato. Gianni ricorda per esempio che, quando era bambino, le decisioni importanti nella sua grande famiglia allargata, che comprendeva zii e cugini, spettavano alle due “colonnelle”: sua madre Bruna e la zia Silvia.

Per dire che qualche volta oggi si scopre l’acqua calda. Anche se il rispetto della donna va garantito sempre e ovunque. Ci mancherebbe.

Nella sua testimonianza, Maria Pia ha parlato del nostro volontariato a favore della vita nascente, che è anche e soprattutto un volontariato a favore della donna, aiutata a realizzarsi come madre, superando le difficoltà che potrebbero indurla all’aborto. Aiutata cioè a essere veramente libera da ogni condizionamento. Secondo aspetto fondamentale, l’atteggiamento non giudicante: come Gesù con la Samaritana (proprio il Vangelo di domenica!), occorre evitare ogni pregiudizio e aprirsi a un dialogo attento capace di sciogliere i problemi.

Citando la Mulieris Dignitatem di san Giovanni Paolo II (ripresa ampiamente dall’Amoris Laetitia di Papa Francesco), Gianni ha affrontato il tema in una prospettiva estetica, insistendo sull’indelebile “incanto” provato “dal primo uomo alla vista della prima donna” e sul concetto biblico di “tôb”, parola ebraica che – ci informa il cardinal Ravasi – dice insieme il “buono” e il “bello”. Così nella Genesi è “tôb” ogni cosa creata, ma quando si passa ai nostri due progenitori (“maschio e femmina li creò”) Dio si lascia scappare che questo è “molto” tôb.

Ed è detto tutto.

cantiamolavita@katamail.com

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