L’amore è proprio un rebus

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Ennesimo sabato di reperibilità. Esco per andare in ospedale verso le 9.30 e guidando la giornata mi appare un po’ grigia. Per fortuna alle 13.30 riesco a liberarmi e ad avere la certezza che fino a sera non ci saranno altre chiamate. Il tempo appare migliorato per cui sento Andrea e concordiamo un veloce pranzo per poi dirigerci verso l’Oltrepò. Un collega mi ha parlato di un evento enologico e vogliamo andarci. Lungo la strada c’è un cielo azzurro con qualche nuvola; le colline sono verdissime… l’acqua non è certamente mancata in questa curiosa primavera. Arriviamo alla tenuta pensando di trovare quattro gatti invece c’è tantissima gente. Prendiamo i nostri calici e cominciamo a girovagare tra i numerosi stands dei vignaioli indipendenti (si chiamano così) oltrepadani. Assaggiamo qualcosa ma soprattutto conosciamo i produttori. Ci raccontano dove sono ubicati, la loro idea di vino, cosa hanno prodotto, il perché di certe scelte e ci salutano con un sincero e caloroso: «Vi aspettiamo in cantina.» Che bello, pensiamo. Bello conoscere le persone, apprezzare la passione dei racconti, il lavoro faticoso di queste piccole realtà nel mercato globalizzato di oggi. Incontriamo due conoscenti che ci presentano un loro amico produttore; parliamo così a lungo da non accorgerci che l’evento è terminato. I vignaioli ci chiedono se vogliamo cenare insieme a loro. Decliniamo ma ce ne andiamo contenti e convinti che siano proprio le persone e le relazioni a rendere uniche e significative le esperienze.

arifer.77@libero.it

LUI

Che mese difficile è maggio. Per un motivo misterioso sembra che il peso di mille problemi piccoli e grandi si concentri tutto in questi giorni. Eppure che mese straordinario. È il mese di Maria, il mese del Rosario recitato insieme in famiglia ogni giorno come punto di partenza e di arrivo, come sintesi e cuore della vita. E poi la natura, quando vuole, alla luce interiore aggiunge anche luce, colori e profumi unici. Sabato 4 è proprio una di quelle giornate: il mattino Arianna lavora ma il pomeriggio è nostro e le colline dell’Oltrepò sono lì ad attenderci. Eppure un territorio non è solo un luogo geografico, è anche e soprattutto la sua gente e la sua storia. E qui la storia passa inevitabilmente dal vino, non c’è Oltrepò senza la vite e il prodotto che l’ingegno umano ha saputo trarne. Sopra Casteggio un raduno di viticoltori della Fivi e tanti banchi di assaggio: facciamoci un giro. Iniziano le degustazioni, dapprima timidi e quasi guardinghi, poi con più spigliatezza, le chiacchierate con i produttori, la conoscenza di tanti di loro, molti giovani ed entusiasti, l’incontro inaspettato con vecchi amici e il piacere di condividere qualche ora a parlare di vino e… di tutto. Cara intelligenza artificiale, potrai provare a spiegarmi (se ci riesci) perché la croatina di Rovescala ha quei profumi o perché la nostra Barbera è diversa da quella del Basso Piemonte ma non riuscirai mai a capire che il segreto della vita sta nelle relazioni e perché l’uomo è il capolavoro del Creato.

andrea.rovati.broni@gmail.com

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