Ti si legge in volto

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di Patrizia Ferrando

Sincerità e buone maniere sono sempre ottimi amici. Non per questo, lo sappiamo, occorre dire tutto quello che ci passa per la testa nel nome di una presunta totale onestà o far sentire a disagio qualcuno ostentando atteggiamenti che, nel contesto, divengono “manierati”.

Ribadiamolo sempre, anche quando qualcuno dovesse far battutine sul numero delle posate et similia: le buone maniere sono tali quando fanno sentire nel migliore dei modi possibili noi e gli altri nelle varie situazioni, non c’entrano nulla col voler apparire superiori… tutti sappiamo che non si appare eleganti indossando abiti non appropriati a orari e occasioni, ma non lo si è nemmeno cercando di mostrare un marchio costoso o una famosa griffe, anzi, si sortisce l’effetto opposto.

La questione sincerità e buone maniere ha anche termini più stretti. Vi capita di muovervi con le migliori intenzioni, di essere ben disposti verso i vostri interlocutori, di esprimervi nella forma corretta salvo poi… accorgervi che l’insidia siete voi stessi? Più esplicitamente: fate parte, come me, di quelle persone a cui “si leggono in faccia le cose”? In pratica, le vostre reazioni traspaiono, nel bene e nel male, sul vostro volto? A me non dispiace sentirmelo dire, perché penso significhi essere più maschera che volto: però mi rendo conto che, a volte, può risultare spiacevole e quindi poco educato.

Vorrei quindi invitarvi a condividere con me alcune piccole strategie. Esempio classico: riceviamo un regalo che proprio non ci piace, nonostante ci venga portato con le migliori intenzioni. Ringraziare è indispensabile, ma come evitare di “recitare male” un falso entusiasmo, che finirebbe con l’amareggiare il donatore? Personalmente, cerco, oltre a dire il mio grazie guardando alla persona e non all’oggetto, di sottolineare un qualsiasi aspetto che magari mi aiuta a spostare il discorso su un campo più generale.

Altro esempio, che più ancora chiama in causa la questione sincerità. Una persona ci parla con estremo entusiasmo di qualcosa o, peggio, di qualcuno, su cui abbiamo sviluppato opinione negativa. In tali circostanze io non credo sia giusto mentire, ma nemmeno scatenarsi in atti d’accusa. Non vi è nulla di male a osservare con calma: «Io non ho avuto un’esperienza molto positiva, ma sono contenta/o che tu ti sia trovata così bene».

Non in ultimo, rimangono le straordinarie alleate: le parole ben scelte. Se chiedete un parere sul vostro abito, a un’amica come a una commessa, preferireste sentirvi rispondere «bene, ti copre la pancetta» o «bene, ti accompagna i fianchi con morbidezza»? Eppure, il concetto espresso non cambia!

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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