«Sia un tempo pacifico e fruttuoso»

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Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, all’inizio del Ramadan ha indirizzato ai fedeli islamici un messaggio

Sabato 2 aprile è iniziato il Ramadan, che nel calendario musulmano è il nono mese dell’anno, l’unico citato nominalmente nel Corano e dedicato al digiuno, uno dei cinque precetti fondamentali dell’Islam, al quale sono chiamati tutti i fedeli con le sole eccezioni delle persone gravemente malate, degli anziani, delle donne in gravidanza o allattamento.

Dall’alba al tramonto, in questo periodo, i musulmani non possono né bere né mangiare, attività consentite soltanto prima del sorgere del sole e dopo il tramonto. Insieme al digiuno, devono anche astenersi dal fumare, dai peccati di parola, da azioni violente e dalla concupiscenza. Devono recitare preghiere, compiere azioni di beneficenza e avere una ferrea autodisciplina.

Il Ramadan ha una durata di trenta giorni e non è sempre nelle stesse date perché il calendario islamico si basa sulle fasi lunari. Termina con la festa dell’interruzione (īd al-fiṭr) che quest’anno cade il 2 maggio.

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, proprio all’inizio di questo importante momento, ha indirizzato ai fedeli islamici un messaggio per augurare loro che sia un tempo “pacifico e fruttuoso” e per riflettere sul tema della condivisione. «Tutti condividiamo i doni di Dio. – si legge nel Messaggio – La consapevolezza della bontà e della generosità di Dio riempie i nostri cuori di gratitudine verso di Lui e, allo stesso tempo, ci incoraggia a condividere i suoi doni con i nostri fratelli e sorelle che si trovano in ogni tipo di bisogno».

«La condivisione – prosegue il Pontificio Consiglio – non si limita ai beni materiali, ma è soprattutto condivisione delle gioie e dei dolori reciproci, che fanno parte di ogni vita umana. Dall’empatia nasce la condivisione degli atteggiamenti e dei sentimenti, anche di coloro che appartengono ad altre religioni, in occasione di eventi importanti, gioiosi e tristi delle loro vite: le loro gioie e i loro dolori diventano nostri».

Tra le gioie condivise vi è anche la celebrazione delle principali feste religiose: «Quando facciamo visita ai nostri amici e vicini di altre religioni o ci congratuliamo con loro in queste occasioni, condividiamo la loro gioia per la celebrazione della loro festa senza dover fare nostra la dimensione religiosa dell’occasione celebrata». La speranza, dunque, della Chiesa italiana è che si possano continuare a «condividere gioie e dolori dei vicini e amici musulmani, perché l’amore di Dio abbraccia ogni persona e l’universo intero».

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