Sei sicura sulle damigelle?

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di Patrizia Ferrando

Gli esperti continuano a ripetere come il galateo non sia un ornamento per qualche festività: ma le curiosità più ricorrenti in materia di buone maniere continuano a riguardare la preparazione della tavola e l’organizzazione dei matrimoni. Nel secondo caso, poi, al carico emotivo si unisce una messe di teorie, a volte bizzarre e tra loro contrastanti, formulate da consulenti vari, che aumenta il senso di confusione in chi vorrebbe preparare la cerimonia perfetta. Affrontiamo dunque un “paragrafo nozze” apparentemente semplice: le damigelle, quelle adulte, diciamo all’americana. Domanda brusca alle spose: siete sicure di volerle? Non mi riferisco alla presenza delle vostre amiche, irrinunciabile, al matrimonio, e alla loro vicinanza durante i preparativi, ma all’opportunità di tramutarle in “bride to be” stile USA. Decine, centinaia di film ci hanno mostrato file di fanciulle fare da corona al velo bianco e da qualche anno sono apparse anche in matrimoni italiani. Merita però una riflessione l’importanza dell’armonia, in ogni senso. Un bel gruppo d’invitate felici non sarà meglio di una schiera di damigelle un po’ improbabili?

La tradizione delle damigelle è anglosassone, con marcato sviluppo oltreoceano e risale alla seconda metà dell’Ottocento anche se, secondo qualcuno, potrebbe essere riconducibile addirittura all’antica Roma, quando durante i matrimoni si sceglievano persone da affiancare agli sposi per confondere gli spiriti maligni. Altri la vedono in chiave western, un po’ Sette spose per sette fratelli: in un gruppo di ragazze vestite a festa, difficile rapire la sposa a colpo sicuro.

Si legge che non si dovrebbero mai scegliere più di otto ragazze, tutte nubili. Per me quattro, o sei, è un numero plausibile, sempre tenendo conto dello stile della cerimonia (hanno più senso su un prato che in un rito molto tradizionale) e, ancor di più, il rischio di urtare chi si dovesse sentire esclusa e, al tempo stesso, chi farebbe volentieri a meno del ruolo.

Sebbene Pippa Middleton abbia indossato un vestito bianco al matrimonio della sorella Kate con il Principe William, meglio non imitarla. Il bianco è concesso esclusivamente alla sposa, unica protagonista della giornata.

Ma chi sceglie, e chi paga? Le damigelle andrebbero vestite in identica e impeccabile maniera, così come portano uguali piccoli bouquet e vezzi floreali.

Dovrebbe tutto essere onore e onere della sposa, oppure un solido accordo condiviso, ma con la delicatezza di non mettere qualcuno in difficoltà per budget o decisioni stravaganti. Non si può sorvolare sugli accessori, assolutamente da coordinare: non credete a chi afferma che le scarpe non si vedono.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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