San Romano il melode

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DI DANIELA CATALANO

Il santo di questa settimana è un poeta, compositore e teologo, noto con l’appellativo di “melode” per la sua arte nel comporre inni in onore del Signore e dei santi. San Romano, che la Chiesa venera il 1° ottobre, appartiene alla schiera di coloro che hanno trasformato la teologia in poesia. Nacque nel 490 circa a Emesa (Homs) in Siria, in una famiglia ebrea. Si convertì al cristianesimo e, ordinato diacono permanente, fu predicatore a Beirut per tre anni. Poi nel 518 si trasferì a Costantinopoli, in un monastero, dove avvenne un episodio importante. Le fonti narrano che gli apparve in sogno la Madre di Dio che gli chiese di ingerire un foglio arrotolato. Risvegliatosi il mattino dopo, festa della Natività del Signore, Romano declamò dall’ambone: «Oggi la Vergine partorisce il Trascendente » (Inno “Sulla Natività”). Da allora fu un cantore fino alla morte e la sua creatività nel comporre inni religiosi fu enorme. Si racconta che ne abbia scritti più di mille, anche se ne sono stati conservati solo 89. Di lui ha parlato anche Benedetto XVI durante l’Udienza Generale del 21 maggio 2008. Il Papa aveva raccontato che il santo predicava in un santuario di periferia di Costantinopoli. Le sue erano omelie metriche cantate (kontákia). Annunciava il tema e spiegava il ritornello da ripetere in coro alla fine di ciascuna strofa, declamata a voce alta. «Romano appartiene alla grande schiera dei teologi – ha detto Papa Benedetto – che hanno trasformato la teologia in poesia, come il suo compatriota sant’Efrem, sant’Ambrogio, san Tommaso e san Giovanni della Croce. La forza delle sue predicazioni era fondata sulla grande coerenza tra le sue parole e la sua vita». Morì a Costantinopoli nel 556, a 66 anni, e fu acclamato da tutti come santo.

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