San Pietro di Anagni

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Era il 4 giugno 1110 quando Papa Pasquale II canonizzò Pietro dei Principi di Salerno e autorizzò il suo culto il 3 agosto. Sulla vita del santo le notizie provengono da una leggenda, monca, composta poco prima del 1181 da un anonimo autore che ebbe a disposizione la “Vita”, andata perduta, scritta da Bruno di Segni e la relazione, composta tra il 1113 e il 1117, dal suo secondo successore. San Pietro di Anagni nacque a Salerno agli inizi dell’XI secolo, da una famiglia imparentata con la dinastia principesca longobarda. Rimasto or- fano, entrò nel monastero cittadino di san Benedetto, dove ricevette una formazione giuridica ed ecclesiastica e si dedicò alla vita monastica.

Trasferitosi a Roma tra il 1049 e il 1062, su richiesta di Ildebrando di Soana, che conobbe in occasione di un viaggio a Salerno, fu nominato cappellano di papa Alessandro II che si avvalse di lui per vari affari ecclesiastici.

Fu consacrato proprio dal papa vescovo di Anagni. Nel suo episcopato realizzò la costruzione della cattedrale dal 1073 al 1104 e si impegnò nella riforma della vita del clero e dei cristiani. Il recupero dei beni territoriali illecitamente sottratti alla Chiesa anagnina impegnò Pietro nel periodo successivo. Grazie al suo impegno, fu possibile riportare sotto il controllo episcopale il territorio castri di Vico Moricino, distrutto e spopolato. Lui provvide anche a fortificare le chiese di S. Maria de Lisa, S. Bartolomeo e S. Clemente de Griciano. Si adoperò poi per la valorizzazione del culto di S. Magno, un presunto martire di Trani le cui reliquie, secondo una tradizione locale, sarebbero state traslate in epoca imprecisata da Veroli ad Anagni.

Il suo amico e collaboratore, Bruno di Segni, narrò i prodigi da lui compiuti in vita. Durante l’episcopato Alessandro II lo inviò come apocrisario, cioè come funzionario intermediario nelle questioni ufficiali, presso l’imperatore d’Oriente Michele VII. Seguì anche nella crociata, Boemondo di Taranto, recandosi a Costantinopoli presso l’imperatore. Morì dopo 43 anni di attività pastorale, il 3 agosto 1105. È compatrono della Chiesa anagnina.

Dopo la proclamazione della sua santità, il secondo successore, come è riferito nella leggenda, curò la traslazione del suo corpo dalla basilica superiore alla inferiore.

Dopo oltre due secoli, fu restaurato l’altare eretto in suo onore, consacrato l’11 febbraio 1324, dove il santo fu dipinto seduto in cattedra.

Daniela Catalano

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