San Giovanni Vincenzo

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San Giovanni Vincenzo, considerato il cofondatore della Sacra di San Michele, in val Susa, è un santo vescovo che la Chiesa ricorda il 21 novembre. La sua memoria liturgica nella diocesi di Susa, però, è celebrata il 27 novembre. Notizie sulla sua vita sono state tratte dalla tradizione popolare, dalla “Cronica Monasteri S. Michaelis Clusini” (sec. XI), dalla Vita “Sancti Joannes Confessoris” e da testi minori. Nacque a Besate (MI), intorno all’anno 955, e fu discepolo di San Romualdo. Fu nominato arcivescovo di Ravenna da Papa Giovanni XIV nell’anno 983. Resse l’arcidiocesi in anni in cui l’impero era governato dalla dinastia degli Ottone di Sassonia.

In questo periodo, il Regno d’Italia fu unito a quello di Germania e Ravenna fu anche capitale. Il 28 aprile 998 sulla cattedra ravennate fu nominato arcivescovo, Gerberto di Aurillac. Ignote le reali motivazioni di questa scelta, forse influenzata, come ipotizzato da alcuni storici, da quella analoga compiuta dal san Romualdo, che rinunziò al governo dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe proprio in quel periodo. Si sa, però, che il santo si ritirò come eremita sul Monte Caprasio in Val Susa. Il Caprasio, che sorge di fronte al monte Pirchiriano, era una montagna ricca di grotte naturali. Oscuri i motivi che spinsero Giovanni a scegliere la valle di Susa come luogo del suo eremitaggio.

Forse egli fece parte di quel gruppo di persone che accompagnarono san Romualdo nel suo viaggio a Cuxa nel 982 e, percorrendo la valle, rimase attratto dalla sua bellezza. Nel luogo, che prese poi il nome di Celle, Giovanni costruì una chiesa in onore della Vergine.

Al santo sarebbe apparso più volte l’arcangelo Michele, cui egli era molto devoto, che gli chiese di edificare in suo onore una cappella, sulla vetta del monte Pirchiriano, di fronte a dove viveva; la leggenda vorrebbe che lo stesso arcangelo abbia aiutato il santo a trasportare sull’impervia montagna il materiale per la costruzione della chiesetta. Storicamente quella che nel tempo diverrà una delle più importanti fondazioni monastiche del Piemonte e uno dei maggiori centri di pellegrinaggio micaelico, fu fondata dal conte Ugo di Montboisser, intorno all’anno 1000, anche se, come studi recenti hanno dimostrato, molto probabilmente già esistevano delle cappelle, forse addirittura risalenti all’epoca tardo antica.

Il santo è protagonista di tante leggende, tra cui una in cui si narra che lui aveva risuscitato un bambino.

Le sue reliquie sono conservate nella chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, paese da sempre legato alla Sacra, dove la festa del santo si celebra il 21 novembre, giorno in cui morì nell’anno mille.

Ancora oggi si segue una ritualità antica tramandata dalla confraternita detta “Società Abbadia”.

Il culto del santo si diffuse molto dopo la sua morte.

Daniela Catalano

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