«Qui per unire, non per dividere»

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Elezioni U.S.A.: Joe Biden è il 46° presidente. Ma Trump non ci sta e lo accusa di brogli.

Kamala Harris, afroamericana, è la prima donna nella storia a diventare “vice”

Joe Biden è il 46° presidente degli Stati Uniti d’America. Il candidato democratico ha superato il tetto dei 270 grandi elettori che gli erano necessari per la vittoria. Lo sfidante repubblicano e presidente uscente Donald Trump non ci sta e, oltre a non concedere come prassi al neo eletto la vittoria, ha messo in campo uno stuolo di avvocati per chiedere il riconteggio dei voti e una verifica delle schede per timore, non provato, di brogli. Questo nonostante l’ex presidente Bush abbia inviato le sue felicitazioni a Joe e molti repubblicani non accettino la narrativa delle frodi sul voto postale che avrebbero favorito il candidato democratico, senza però scatenare quell’onda bluche avrebbe dovuto travolgere il Paese.

I democratici avranno meno seggi nella nuova Camera dei Rappresentanti pur conservando la maggioranza, mentre resta incerto l’esito al Senato dove al momento c’è una situazione di parità.

È stata una campagna elettorale intensa, dura, talvolta cattiva che ha portato alle urne una percentuale di elettori mai raggiunta. In 74 milioni hanno esercito il diritto al voto.

Biden, 78 anni, sette volte nonno, ha alle spalle una vita non facile segnata da lutti, il più grande dei quali è la morte di cancro del figlio maggiore Beu, a 35 anni.

Al suo fianco in qualità di vice avrà Kamala Harris, 56 anni, afroamericana, prima donna a diventare vicepresidente.

Nel suo discorso  dopo l’elezione il presidente ha ricordato la madre Shyamala e la Harris, vestita di bianco in onore delle suffragette, ha reso omaggio alle «generazioni di donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche e native americane che hanno aperto la strada a questo momento».

Biden avrà di fronte la non facile impresa di riconciliare un Paese mai così diviso. Riconciliazione che dovrà per forza passare da temi molto concreti, su tutti la pandemia che anche negli States sta seminando vittime e generando conseguenze drammatiche sul lavoro, sulle famiglie, sulla scuola e sulle imprese. Nell’agenda del nuovo presidente il rientro dell’America nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e una nuova task force per il Covid.

Senza dimenticare il capitolo santità e la mancata riforma tante volte annunciata dal predecessore e il nodo dell’immigrazione. Sul fronte della politica estera, il ripristino dell’accordo di Parigi, i rapporti con l’Europa e con la Nato, con la Cina e con Israele, tra le questioni principali.

«Sarò un presidente che unisce e non un presidente che divide. – ha detto Biden durante il discorso della vittoria – Torniamo ad ascoltarci, siamo tutti americani. Diamoci una possibilità aiutandoci l’uno con l’altro. Il nostro lavoro inizia con il mettere sotto controllo il Covid. Non risparmierò alcuno sforzo contro questa pandemia. Basta trattare i nostri oppositori come nemici. Il mondo ci guarda e noi torneremo ad essere un Paese rispettato nel mondo».

Ma quali sono le tappe che porteranno ufficialmente Biden alla Casa Bianca? Il primo step è previsto per l’8 dicembre, data entro la quale dovranno essere risolte le controversie sulla regolarità del voto. Il 14 dicembre il collegio elettorale, formato da 538 grandi elettori, procederà ad eleggere il presidente, mentre il 3 gennaio dell’anno prossimo si insedierà il nuovo Congresso composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato.

Ultimo atto il 20 gennaio con l’Inauguration Day, la cerimonia del giuramento di Biden a Capitol Hill, sede del Congresso americano.

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