Non si è mai magre (parte I)

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L’attenzione al benessere è diventata parte della vita di tutti noi: mai come in quest’ultimo anno, nel quale la minaccia per la salute aleggia senza sosta, abbiamo acquisito maggiore consapevolezza nel tutelarla, anche attraverso ciò che portiamo in tavola.

Nelle feste appena trascorse, complice la chiusura dei ristoranti, abbiamo avuto possibilità di sperimentare ardite ricette home made: imbandire luculliani banchetti con i conviventi sembra sia l’unica attività concessa senza limiti e senza colori.

Questo comporta da un lato la piacevole riscoperta dei ritmi lenti nella convivialità, dall’altro un’accresciuta introduzione calorica, che non ha tardato a fare sentire i propri effetti.

Noi signore, provviste spesso di un sano appetito (nel mio caso pare essere direttamente proporzionale all’aumentare dell’età) assaporiamo con gaudio i risultati delle nostre fatiche culinarie, ma veniamo aggredite dai sensi di colpa per quel paio di jeans che a gennaio fasciano molto di più che a ottobre.

L’ambiente circostante non aiuta: sui giornali, non solo femminili e sui blog è un costante fiorire di consigli di detossinazione e depurazione, tanto che, anziché in pranzi natalizi e cene di capodanno, pare che siamo state immerse per settimane in un’i-ninterrotta Cena Trimalchionis.

Si è inoltre instaurato un legame perverso e paradossale tra il dilagare di trasmissioni tv dedicate all’arte culinaria, nonché di tutorial che invogliano anche la più pigra delle donne a cimentarsi tra i fornelli, ed il costante sprono a essere in forma e aitanti.

Coco Chanel affermava che «non si è mai abbastanza magri», ma urge un chiarimen-to: o spadelliamo e mangiamo come se non ci fosse un domani, rispolverando i pingui canoni di bellezza della signora Arnolfini nel celebre dipinto di Jan van Eyck, oppure ruminiamo odorosi broccoletti, tristissimi petti di pollo alla griglia, anemici filetti di pesce al vapore e sfoggiamo strabilianti taglie che non superino la 42, che, come sancito da Anna Wintour, è la soglia da non oltrepassare.

Una soluzione, per iniziare l’anno con buoni propositi, potrebbe consistere nel munirci di un paio di scarpe comode e u-scire dalla cucina: camminare è uno sport a costo zero, risolleva l’umore (con la costanza anche i glutei), consente di incontrare in sicurezza i nostri simili e, last but not least, complici le inclementi temperature dell’inverno padano, comporta un notevole dispendio energetico.

Garantisco che funziona, con un unico neo: tornate ritemprate dalla scarpinata all’aria aperta, verremo assalite da un attacco di fame lupigna: i consigli detox prevedono di smorzarla con cruditè di verdure, ma io trovo più appagante la focaccia genovese.

E il dilemma continua…

silviamalaspina@libero.it

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