L’aborto non è un diritto

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Mario, il fratello di Gianni responsabile degli archivi di casa, ha scovato la tessera del Movimento federalista europeo di papà Guido, che vi aderì nel 1950: l’anno della Dichiarazione in cui il ministro francese Robert Schuman diede vigorosamente avvio al percorso di unità degli stati del Vecchio continente, da poco usciti dalla guerra.

Se il fondatore del Movimento federalista fu il laico Altiero Spinelli, i padri della patria politica europea furono quasi tutti cattolici: con Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e il nostro Alcide De Gasperi. Un altro di questi padri, Jean Monnet, sapeva coniugare i valori della laicità repubblicana con tenaci radici cattoliche (si sposò nella cattedrale di Lourdes). Del resto laicità e cristianesimo, se interpretati rettamente, sono concetti complementari checché ne pensino i superficiali che si ostinano a contrapporli.

Rispettosa delle grandi culture politiche democratiche, l’Europa dei padri fondatori poggiava sui diritti dell’uomo, sanciti dall’ONU nel 1948, ed era ben radicata nei principi della tradizione giudeo-cristiana (aperti naturalmente anche verso altre religioni, come l’Islam).

Da allora la causa dell’Europa unita ha fatto molti passi avanti, ma purtroppo quasi solo sul piano economico-finanziario (l’euro) anche se la libera circolazione di uomini e merci ha contribuito a sviluppare sensibilità e interessi comuni.

Un passo indietro, e grave, lo ha fatto invece di recente quando, nel discorso all’Europarlamento di Strasburgo per l’avvio del suo turno di presidenza dell’Unione Europea, il capo dello stato francese Emmanuel Macron ha annunciato di voler comprendere tra i diritti fondamentali anche quello all’aborto. E sì che l’attuale Carta prevede esplicitamente il rifiuto della pena di morte: una pena che evidentemente il presidente francese non si sente di risparmiare a piccole creature innocenti e indifese come i bambini concepiti…

Ma non scherziamo. Le parole “diritto” e “aborto” sono inconciliabili.

Come abbiamo detto in altre occasioni, noi operiamo da decenni in un CAV (Centro di aiuto alla vita). Ebbene, mai abbiamo trovato una donna pentita di avere tenuto il proprio bambino, mentre più volte abbiamo consolato (e aiutato) donne che hanno fatto l’altra scelta.

Nessuno si sogna di punire chi pratica un aborto, ma una società civile deve fare il possibile e l’impossibile perché a una donna vengano offerte credibili alternative a quella scelta.

Tre anni fa Gianni ha pubblicato un libro con varie testimonianze sul tema. Lo ha dedicato alla memoria del professor Giorgio Pardi, primario non obiettore della Mangiagalli, il quale ha collaborato a lungo con il CAV interno alla clinica, guidato dalla compianta Paola Bonzi. Insieme hanno salvato più di ventimila bambini, e altrettante mamme. Perché chi salva un bambino salva una mamma (e spesso anche un papà).

Ne prenda buona nota, presidente Macron!

cantiamolavita@katamail.com

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