L’incubo di ogni genitore

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di Silvia Malaspina e Carolina Mangiarotti

Nelle primissime ore di domenica 11 dicembre tre giovanissime vite sono state recise in un drammatico incidente, verificatosi alla periferia di Alessandria: il conducente dell’auto per sfuggire a un posto di blocco, ha iniziato una corsa a folle velocità, terminata in un mortale schianto.

Abbiamo letto e ascoltato di tutto su questo fatto, che tanto più ci ha colpito, perché lo avvertiamo vicino a noi, sia geograficamente, sia per l’età delle persone coinvolte: i due ragazzi, entrambi di nome Lorenzo, e Denise, deceduti sul colpo, potrebbero essere stati i nostri figli o i nostri amici, reduci da una serata simile a quella che hanno vissuto migliaia di altri giovani. Le domande che ci siamo poste ruotano tutte intorno al dilaniante quesito: «Perché sfuggire ai Carabinieri, se l’auto era omologata per sette persone e quindi i passeggeri a bordo erano in regola? Perché rischiare la vita per evitare il ritiro della patente, avendo bevuto un bicchiere in più?»

L’incubo, ricorrente in ogni week end, di ogni genitore che abbia figli automuniti o trasportati da coetanei, è sentir squillare il cellulare e ricevere notizie drammatiche: «Che tragedia! Mi sono venuti i brividi quando ho letto di questo incidente. Poveri ragazzi! Non ci sono parole per descrivere quanto è accaduto. Capisci perché ti stresso ogni volta che esci e perché sonnecchio (dormire è un’altra cosa) con un occhio aperto? È una reazione incontrollabile: a ogni minimo rumore spero sia tu che rientri e se per caso avverto la sirena di un’ambulanza, devo subito sapere che stai bene, altrimenti rischio l’infarto.» «Sì, ma non serve che tu mi ripeta ogni volta le stesse cose e pretenda messaggi di rassicurazione: so che devo stare attenta, che se bevo non devo guidare, che non devo oltrepassare i limiti di velocità e sono sicura che lo sapesse anche il ragazzo che guidava, miracolosamente scampato alla morte. Una tragedia anche per lui: è inimmaginabile dover convivere con un tale senso di colpa. Poverino: avrà pensato di poterla fare franca; forse ha agito così per timore della reazione dei genitori se gli fosse stata ritirata la patente… non lo sapremo mai, l’unica cosa certa è che si tratta di un’immane dolore per tutti.» «È banale pensare a un fato maligno, ma io l’ho vissuto in prima persona: quand’ero anche io una balda ventenne, una mia compagna di università mi invitò ad andare a ballare un sabato sera in un locale di Santa Margherita Ligure; io rifiutai, perché il lunedì successivo avevo un esame e quindi la domenica dovevo essere ben sveglia per ripassare. Ci fu un terribile incidente all’alba sulla via del ritorno e la mia amica perse la vita. Aveva 22 anni. Se io non avessi avuto l’appello di Letteratura Latina II, sarei qui a raccontarlo?»

silviamalaspina@libero.it

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