Liberi di scrivere cartoline

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Nonostante le vaccinazioni, ci siamo beccati il Covid. Ma, passati i primi fastidi, ci siamo goduti una decina di giorni di riposo forzato. Quasi una vacanza. Complici i farmaci, sono arrivate anche delle lunghe dormite, come non ci capitava da tempo. E abbiamo letto molto e guardato qualche film in TV.

Tra questi uno che fa proprio al caso nostro: Lettere da Berlino, pellicola del regista Vincent Pérez ispirata a una storia vera, raccontata da Hans Fallada nel romanzo Ognuno muore solo.

Siamo agli inizi della seconda guerra mondiale in una Berlino pavesata di bandiere rosse con la svastica. Tra la gente c’è una gioiosa partecipazione ai trionfi del Reich, che copre gli orrori di cui pure già si è macchiato il regime.

Protagonisti del film sono Anna e Otto, due sposi di mezza età mirabilmente interpretati da Emma Thompson e Brendan Gleeson. Lei collabora con un gruppo di donne che sostengono nel fronte interno lo sforzo bellico; lui è capofficina in una grande azienda di falegnameria (produttrice anche delle molte bare rese necessarie dalla guerra).

Mentre le truppe tedesche conquistano Parigi (1940), arriva la notizia della morte al fronte del loro unico figlio, Hans. Tra i due non ci sono lacrime ma, pietrificati dal dolore, sembrano i muti eroi di una tragedia antica.

E come in una tragedia antica non manca la catarsi. Attraverso l’inaudita esperienza, improvvisamente capiscono la verità sul regime nazista. Da tale consapevolezza viene loro anche una nuova passione e un senso nuovo di libertà: «Se perdi la cosa più cara che hai – dice Otto – non hai più niente da perdere, sei libero e non hai più paura di nulla».

È proprio di Otto l’idea folle di mettersi a scrivere su cartoline delle semplici frasi di contestazione del regime (qualcosa di simile fecero a Monaco di Baviera i giovani della Rosa Bianca).

Le prime cartoline prendono spunto proprio dal lutto che li ha colpiti; le successive si fanno più articolate, pur nella loro brevità. Queste cartoline vengono poi lasciate in luoghi pubblici, in posizioni strategiche. E naturalmente sono consegnate alla polizia dagli zelanti e terrorizzati cittadini del Reich. Una ventina, su poco più di duecento, rimane però libera di agire in qualche coscienza: «Un granello di sabbia – dice Otto – negli ingranaggi non ferma una macchina ma, se si comincia a lanciare un po’ più di sabbia, ecco che il motore inizia a perdere colpi».

Da questo impegno etico-politico nasce anche una rinnovata consapevolezza nella vita di coppia dei due sposi, che ritrovano persino una tenera armonia amorosa. Il comune impegno diventa così anima di un progetto intimo, che riguarda loro due e il figlio morto.

Alla fine, inevitabile, la condanna a morte. Che li coglie però non disperati e, anzi, sempre più uniti dalla causa per cui si sono battuti.

Una grande storia d’amore e di famiglia.

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