L’epopea di “Flash” Parisi che prendeva a pugni il destino

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Sarà presentato sabato 28 novembre al Matera Sport Film Festival il documentario di Marco Rosson e Federico Riccardo Rossi sul pugile vogherese, oro olimpico nel 1988 a Seul. La sua storia ci insegna che possiamo superare noi stessi, sempre

Flash – La storia di Giovanni Parisi porta per la prima volta sul grande schermo la figura dell’indimenticato boxeur vogherese, campione olimpico nel 1988. L’opera – un documentario – è stata scritta e realizzata dal regista Marco Rosson e dal produttore Federico Riccardo Rossi.

Il Parisi sportivo nasce, cresce e vince in parallelo con la sua storia personale. Tale legame a doppio filo è ciò che descrive al meglio “Flash”, e che spiega i suoi successi. «Quello che ci insegna Giovanni Parisi, – dice la voce narrante del film, – è che possiamo tutti superare noi stessi, che siamo artefici del nostro destino e che sta a noi, solo noi, decidere le sorti del nostro futuro». Questa frase è il nocciolo di tutta la storia.

Parisi viene al mondo il 2 dicembre 1967 a Vibo Valentia. Dopo tre anni la sua famiglia, di cui fanno parte oltre ai genitori anche un fratello e una sorella, si trasferisce a Voghera. Ma il padre abbandona il tetto coniugale; e la madre, malata di cuore, si trova a dover crescere e mantenere da sola i tre figli, tra difficoltà e sofferenze.

Due incontri cambiano la vita del piccolo Giovanni.

Il primo con un’insegnante: l’indimenticata Alida Stringa, per lui una seconda madre. Il secondo, con il pugilato e con il suo futuro maestro: Livio Locarno.

A dodici anni entra nella palestra cittadina, allora situata presso l’ex Caserma di Cavalleria. Le rare sequenze che la ritraggono, inserite nel documentario, tirano fuori dal cassetto una Voghera d’altri tempi, tetra, decadente. Contraltare perfetto per ricordare una città che dopo poco si scoprirà vincente, proprio grazie a quel giovane venuto dal Sud e innamoratosi della sua nuova terra.

A vent’anni Parisi fa le valigie, lascia il suo piccolo alloggio di via Longa e parte per Seul. Dove si svolgono i Giochi Olimpici del 1988.

Lo fa in condizioni disperate. La madre tanto adorata è appena deceduta, e lui sta recuperando da un infortunio, che pareva aver cancellato il sogno di partecipare all’avventura coreana. Invece, inattesa, giunge la convocazione. Anche se per i pesi piuma, categoria inferiore alla sua. Questo significa dover perdere peso, e velocemente. La leggenda racconta che, per riuscirci, Parisi abbia mangiato solo ananas per un mese.

Il sacrificio, le rinunce, il dolore: tutto quanto viene ripagato. Torna da Seul con una medaglia d’oro al collo, dopo aver steso in finale l’avversario al primo round.

Da lì in poi è un susseguirsi di vittorie (su tutte: il titolo mondiale dei Leggeri nel 1992 e quello dei Superleggeri nel 1996), ma anche di prove che gli segneranno la vita.

Parisi se n’è andato la sera del 25 marzo 2009, in seguito a un incidente stradale. È ricordato con affetto e stima sia dai suoi amici vogheresi (che gli hanno dedicato lo stadio cittadino e una statua), sia dagli addetti ai lavori. Il docufilm raccoglie, fra l’altro, le testimonianze di molti di loro. A cominciare dalla sorella Giulia e dallo storico allenatore Livio Locarno.

Presenti inoltre numerosi filmati d’archivio, appositamente scovati, catalogati, tagliati, ricuciti. Per un lavoro che ha richiesto tre anni.

Le testimonianze e le clip sono legate dalla voce narrante di Federico Riccardo Rossi e da una colonna sonora originale, scritta da Christian Tambornini.

Il lungometraggio verrà presentato, in concorso, al Matera Sport Film Festival, sabato 28 novembre.

È inoltre notizia di questi giorni che la città di Vibo Valentia dedicherà al pugile una delle sue vie più centrali.

Pier Luigi Feltri

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