“La Cattedrale del Mare”

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Martedì scorso, 19 maggio, Canale 5 ha trasmesso i primi due episodi della serie spagnola “La Cattedrale del Mare”, in onda per un totale di otto puntate per altri tre martedì.

La serie, disponibile anche su Netflix, si basa sull’omonimo (primo e fortunato) romanzo di Ildefonso Falcones per cui, chi ha letto il libro, già parte avvantaggiato nel cercare di scoprire con curiosità se questo prodotto televisivo è fedele a quello letterario.

La trama ha come sfondo il controllo religioso e la segregazione nella società medievale di Barcellona nel XIV secolo, in uno dei momenti più prosperi della sua storia: la città è cresciuta fino alla “Ribera”, un umile quartiere di pescatori, dove si sta costruendo la chiesa di Santa María del Mar (è lei, ovviamente, la “cattedrale del mare”).

In questo contesto emerge un servo, Arnau Estanyol, che arriva in città dopo essere fuggito insieme a suo padre dagli abusi dei signori feudali. Arnau lavorerà come palafreniere, facchino e soldato, per poi diventare un uomo libero. La sua ascesa sociale lo porterà dalla miseria a una vita agiata da cambiavalute, il che risveglierà l’invidia dei suoi nemici, che trameranno un complotto e metteranno la sua vita nelle mani dell’Inquisizione.

I primi due episodi della serie riescono fin da subito ad ammaliare il pubblico, avvolgendolo attraverso la creazione di un’atmosfera capace di sedurre lo spettatore, conquistandolo.

La fotografia, sobria ed elegante, dal gusto cinematografico e ricca di suggestioni dal grande fascino evocativo, risulta il vero pun-to di forza. Perché purtroppo, ahimè, il prodotto non riesce a cogliere la totalità delle sensazioni descritte nel romanzo. Poco ma-le: attraverso le immagini, comunque, “La cattedrale del male” restituisce lo spaccato di una società dominata da dolore e umiliazione, soprusi e sottomissioni, che costituisce uno dei mille volti di quell’età chiamata Medioevo.

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