Il turco, i social e il pub

Visualizzazioni: 507

di Maria Pia e Gianni Mussini

Tra le fortune dei nostri sposini c’è quella di avere tre figli molto esigenti e perciò stimolanti per le cellule grigie dei genitori. Suggeriscono sempre nuove idee, nuove letture, posti da vedere. E a questo punto succede che per mamma Maria Pia i desideri dei figli diventano ordini (si è messa persino a studiare il turco per compiacere la figlioletta che lavora a Istanbul). Gianni invece, da bravo maschio, è più selettivo (o più pigro?) e su dieci stimoli ne afferra uno, ma in compenso lo approfondisce.

Per esempio lui non aveva mai usato uno smartphone sino a tre anni fa, ma quando ha imparato si è impadronito dei suoi segreti e ora – come in tutte le cose tecnologiche – può insegnare alla moglie: la quale lo smartphone ce l’ha da un bel po’ (per stare più vicina alle figlie lontane…) ma in queste cose è imbranatissima e soprattutto ne ha paura. In ogni caso per le emergenze c’è il secondogenito Giacomo, che vive vicino a casa ed è una miniera di utili informazioni.

Discorso analogo per i social. Vincendo una comune e naturale repulsione per questi media, a poco a poco Gianni e Maria Pia hanno però cominciato a frequentarli, anche se per fortuna non ancora in modo compulsivo. Così, per esempio, hanno riallacciato rapporti con amici e parenti semi-dimenticati (carramba che sorpresa!), ma soprattutto hanno potuto diffondere meglio le loro iniziative. Di recente Gianni ha tenuto qualche webinar letterario e ha potuto toccare con mano come un lancio su Facebook funzioni davvero.

Quanto a Maria Pia, da qualche mese partecipa – insieme a Federvita Lombardia e ad alcuni CAV (centri aiuto vita) – ai “percorsi Babymamme”, destinati ad aiutare le adolescenti incinte a proseguire la gravidanza. Ebbene, del progetto, finanziato dalla Regione Lombardia, faceva parte anche un corso per la produzione di materiali promozionali che sono stati poi diffusi appunto sui social (specie Instagram). I contatti sono ancora pochi, ma sono bastati per avvicinare al CAV una nuova bravissima volontaria, esperta di comunicazione.

Sì, perché la parola salva la vita, come recitava uno slogan non troppo distante dallo spirito del Vangelo, la buona novella che va annunciata in lungo e in largo (ponendo la “fiaccola sopra il moggio”!).

In tutto ciò Gianni trova conferma, vantandosene non poco, della verità di quanto aveva letto una volta a proposito di un’indagine dell’Università di Oxford: i ragazzi che più vanno al pub sono quelli che più fanno carriera. Non è che faccia bene l’alcol, fa bene uscire di casa, vedere gente. Socializzare, appunto.

cantiamolavita@katamail.com

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *