Il prezzo alle stelle del cacao preoccupa il polo dolciario

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Le ipotesi di tre marchi novesi contro la crisi

NOVI LIGURE – Lo scorso mese il costo delle fave di cacao sui mercati internazionali ha raggiunto quota 10 mila dollari alla tonnellata. Un’impennata record del prezzo del cacao, quasi tre volte quello 2023, che avrà forti ripercussioni anche per Novi Ligure e per il suo polo dolciario composto da alcuni colossi nazionali e internazionali come la Novi-Elah-Dufour e la Pernigotti, ma anche da aziende artigianali come la Bodrato. «La principale causa dell’aumento è senza dubbio il calo della produzione in Africa Occidentale dove paesi come Ghana e Costa d’Avorio sono gli esportatori di oltre il 70% di cacao a livello globale. Ci aspettavamo un aumento dei costi, ma non così elevato e in così pochi mesi. – spiega Fabio Bergaglio, titolare della Bodrato – Il problema è legato al cambiamento climatico e a malattie che hanno colpito coltivazioni ormai vecchie e non curate bene, in Paesi in cui il cacao era pagato forse troppo poco e con la conseguenza che non si è potuto fare investimenti sul rinnovo delle piantagioni». I consumatori dovranno prepararsi a un aumento dell’inflazione sui prodotti a base di cioccolato, che sarà già presente dal prossimo autunno-inverno e ancora più accentuata a Pasqua 2025. Uno scenario che costringe le aziende della filiera del cioccolato a prevedere un possibile calo dei consumi e ad adottare strategie in grado di contenere il più possibile l’aumento dei costi. «Indubbiamente, non ci voleva proprio in questo momento di rilancio del marchio, ma il nostro percorso prosegue con sempre maggior convinzione, visti anche gli ottimi risultati ottenuti nelle campagne di Natale e Pasqua. – commenta Gianluca Cazzulo, direttore commerciale Italia di Pernigotti e Walcor – Per mitigare l’inflazione, che dovrà essere in parte riversata al trade e di conseguenza al consumo, stiamo mettendo in campo alcune azioni come il miglioramento dei processi produttivi, gli investimenti sull’efficientamento degli impianti e la riduzione di costi generali. Le scelte che le aziende sono obbligate a compiere sulla copertura del cioccolato necessario per i prossimi mesi e per il 2025 hanno un alto tasso di incertezza. Accorciare la filiera di approvvigionamento può essere una strada da approfondire con grande attenzione». Oltre all’aumento dei costi, ciò che preoccupa maggiormente è anche la reperibilità della materia prima. «Noi ci stiamo muovendo per portare in casa più scorte di cacao possibile, ma questo diventa poi un problema anche dal punto di vista di bilancio economico perché dobbiamo caricarci di materia prima che sarà venduta e distribuita magari tra sei mesi. – aggiunge Fabio Bergaglio – Noi ci riforniamo un po’ dall’Africa e in parte dal centro America, dove non hanno avuto di questi problemi, però, naturalmente la carenza di cacao in Africa farà inevitabilmente salire il prezzo anche di quello delle altre parti del mondo».

Federica Riccardi

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