Gli occhi di Renzo a Natale

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di MARIA PIA E GIANNI MUSSINI

Un Natale chiaroscurale per noi. Come il primo del resto, quando sulla Mangiatoia aleggiava ancora la minaccia di Erode ed era imminente la profezia di Simeone a Maria: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Abbiamo avuto a casa le figlie Lorenza e Cecilia, con il genero Octavio e naturalmente la nipotina Miriam. Con loro e con zia Tina erano in programma in un ristorante dell’Oltrepò le tradizionali “sette cene” dell’antivigilia, sia pure anticipate in ora meridiana. Solo che Lorenza è stata messa ko da un attacco di ernia del disco. Lei a casa, dunque, con la mamma come infermiera; comunque informate via WhatsApp sul procedere delle portate, in uno scambio a distanza che coinvolgeva anche Giacomo, in Spagna. Lo stesso giorno è arrivata la notizia della scomparsa – attesa – di un cognato di Gianni, devastato dal Parkinson. Forse una carezza di Dio per lui, ma per noi un colpo. Ciononostante, la sera del 25 tutti a Vigevano – tranne la malata e l’infermiera – con la famiglia di Gianni: una cinquantina di persone, compresa la sorella vedova. Un bel modo di dire alla morte che non deve darsi troppe arie e che quaggiù teniamo botta… Poi sono venuti i grandi giorni di Miriam. Due settimane con lei, che va verso i 5 anni e capisce i giochi, le battute, le volute storpiature linguistiche del nonno (facendole proprie). Gianni l’ha portata a Ticino in una giornata radiosa: passeggiata sino a una spiaggetta quasi caraibica; ricerca dei sassi più piatti per giocare a rimbalzello sull’acqua; individuazione delle orme degli uccelli sulla sabbia; infine sosta proprio di fronte a una casa-barca che suscita strane fantasie. Nel ritorno deviazione per Torre d’Isola: lungo la strada campi di un verde smagliante e, in fondo, il campanile in primo piano sulla cima innevata del Monte Rosa. Miriam ne è rimasta conquistata: «La vediamo da vicino quando sarò più grande?» Sapete già che il Rosa appartiene alla storia di Gianni sin da quando – a 5 anni pure lui – fu buttato giù dal letto da sua madre, a Macugnaga, per ammirare il gran monte rosato dall’aurora (più avanti scoprì che il nome viene dal celtico ros, più prosaicamente “picco ghiacciato”, ma ormai l’incanto si era incuneato nel suo cuore di bambino, da dove non va più via). Nei nostri amati Promessi sposi i personaggi positivi sono sensibili al paesaggio, lo guardano; mentre quelli negativi lo ignorano: don Abbondio che solleva oziosamente gli occhi al cielo solo per controllare quanto manca al tramonto; Renzo che invece, andando pur col cuore in tempesta a Milano, scopre stupito dal ciglio della strada la “gran macchina del Duomo”. Figuratevi come siamo contenti che la nostra nipotina abbia lo stesso sguardo stupito di Renzo! Ecco, nei suoi chiaroscuri, il Natale è forse proprio in questo sguardo: nel senso di scoperta che unisce i bambini di ieri e di oggi.

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