Gli affreschi restaurati grazie alla generosità dei fedeli

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Tornano all’antico splendore i 16 dipinti murali della chiesa di Silvano Pietra, recuperati con il contributo di Regione Lombardia e le donazioni della comunità. Lunedì 17 maggio l’inaugurazione alla presenza del vescovo

Lunedì 17 maggio, alle ore 20.30, saranno inaugurati, alla presenza del vescovo, i lavori di restauro degli affreschi della chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Pietro in Silvano Pietra, eseguiti in piena pandemia durante il 2020 e terminati a inizio 2021. Si tratta di 16 dipinti murali, per una superficie complessiva di 37 mq, che vanno da un piccolo lacerto di poche decine di centimetri, che rappresenta il dono delle stigmate a San Francesco, all’imponente affresco commemorativo della battaglia di Lepanto sulla parete sud della cappella del Rosario. La realizzazione degli affreschi si snoda su un arco temporale che va da fine XIV secolo alla prima metà del XVII secolo e testimonia un passato glorioso per quella che oggi è una piccola comunità dell’Oltrepò di pianura, con committenze importanti, dal gusto raffinato e persino sfarzoso.

I grandi committenti

Silvano e la sua contea registrarono in quei secoli l’infeudazione di importanti e prestigiose famiglie della nobiltà lombarda, ognuna delle quali lasciò il suo segno imperituro nella chiesa parrocchiale di stile tardo romanico. Il XIV secolo e i primi decenni del XV furono il periodo dei Beccaria, potente dinastia pavese, ben radicata nelle terre d’Oltrepò, che giunse a sfidare i Visconti nel tentativo di realizzare una propria signoria in Pavia e a sud del Po. Il suo stemma, evocante i colli oltrepadani, è ancora visibile, sia pur in parte abraso in una sorta di “damnatio memoriae”, ai piedi di una dolcissima Vergine in trono, vicinissima nei tratti al pennello di Michelino da Besozzo, sull’ultimo pilastro a sinistra prima dell’arco trionfale e della zona presbiterale. Sul pilastro opposto a destra campeggia un elegante San Sebastiano, raffigurato non nel momento del martirio trapunto di frecce, ma in una solenne visione ieratica di ideale cavaliere cristiano mentre accoglie sotto la sua protezione il committente, probabilmente Francesco Bottigella o il suo figlio Pietro. Infatti sopra il capo del Santo è rappresentato lo stemma dei Bottigella del ramo di Francesco, col cimiero che incornicia il blasone di famiglia, sormontato da una figura maschile con corona d’alloro reggente un cartiglio. I Bottigella tennero la signoria di Silvano nella seconda metà del XV secolo e ne fecero un centro fondamentale della loro imprenditoria agraria e commerciale, legata alla coltivazione del gualdo. Il rapporto di Silvano coi Bottigella fu così intenso da segnare il nome stesso del borgo, chiamato dal XV secolo “Silvanus Butigellorum”, appellativo che rimase anche nei secoli successivi, nonostante il cambio di signoria; infatti ancora nel 1700 la località veniva spesso indicata come “Silvanus de Petra sive de Butigellis”. A partire dal 1528 e fino alla cancellazione napoleonica del feudalesimo nel 1806, furono Conti di Silvano i Pietra, esponenti di una prestigiosissima casata milanese, legata alla famiglia ducale degli Sforza, che nel secolo XVI registrò una serie di personaggi di alta levatura, ben inseriti nella politica italiana ed europea. L’imponente affresco della battaglia di Lepanto celebra le glorie militari e politiche del più prestigioso esponente della dinastia: Clemente Pietra che fu uomo di fiducia di Cosimo de Medici, il primo a potersi fregiare del titolo di granduca di Toscana, proprio grazie alla fine diplomazia del Conte di Silvano. Clemente fu anche amico intimo del Vasari e marito della pittrice fiorentina Lucrezia Quistelli, che ha lasciato anch’ella la sua firma nella chiesa di Silvano nella bellissima pala di Santa Caterina, attualmente in mostra a Milano a Palazzo Reale.

I soggetti degli affreschi

Oltre la battaglia di Lepanto, abbiamo una serie interessante di iconografie, dove prevale il soggetto mariano, con cinque “Madonne con Bambino” alcune nel tenero atto di allattare il Verbo fatto carne; una preziosa “Madonna della cintura”, dal forte sapore bergognonesco, con ai lati i Santi Agostino e Nicola da Tolentino, testimone della secolare presenza in paese di un monastero di agostiniane; la splendida scena seicentesca dell’Annunciazione sulla parete absidale, autentica scoperta di questa campagna di restauri. Due volte è rappresentato San Sebastiano, a cui la comunità di Silvano è da sempre legatissima, una nel momento del martirio e una nella gloria col committente; vi sono poi San Francesco e San Domenico nei pilastri che incorniciano il portone centrale, sia pur molto diversi: di elegante fattura San Domenico, più popolare come pittura San Francesco. Non potevano mancare i Santi taumaturghi come San Rocco, uscito dal pennello inesperto di un ragazzo di bottega, Sant’Agata, Santa Lucia e una finissima Sant’Apollonia, accompagnata da un San Gottardo, in iconografia episcopale, ma identificato dalla scritta “San Contardus” in una curiosissima sincresi tra il protettore della gotta e il pellegrino estense, le cui reliquie sono custodite nella vicina Broni. Vi è infine il lacerto delle stigmate di San Francesco con Dio Padre che regge il Cristo crocifisso con le ali del serafino.

Uno sforzo imponente

I restauri, durati un anno e mezzo, sono stati realizzati dalla ditta Gabbantichità di Tortona, sotto la direzione dalla sovrintendente Benedetta Chiesi, e hanno permesso di recuperare in pienezza uno dei più importanti cicli di affreschi della diocesi. Il costo dell’intervento, che complessivamente raggiunge i 60.000 euro, è stato sostenuto al 40% dalla Regione Lombardia e al 60% dalle offerte dei fedeli, in una comunità di 600 anime, consapevole di custodire un patrimonio artistico e culturale, profondamente intriso dalla fede delle precedenti generazioni, che non può andare perduto. La chiesa di Silvano Pietra è un autentico scrigno d’arte e in questi ultimi anni, grazie sempre alla generosità dei fedeli, ha potuto recuperare in sapienti restauri una serie di altre opere, tra cui la pala Quistelli e un dipinto, attribuibile a Camillo Procaccini. Altri importanti pezzi del patrimonio pittorico e scultoreo attendono il recupero, nella speranza che questo monumento unico sul territorio oltrepadano attiri l’attenzione di moderni mecenati, degni delle committenze dei secoli passati.

Maurizio Ceriani

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