Francesco, il Papa per la pace. Ma chi seguirà il suo appello?

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Il discorso del Santo Padre ai membri del Corpo diplomatico presso la Santa Sede

Papa Francesco, nel solco della tradizione della Chiesa e dei pontificati dei suoi predecessori, invita la diplomazia di tutti i Paesi del mondo a trovare nuove vie, coraggiose decisioni che recidano la pianta malata della violenza, della guerra, dell’oppressione e dell’ingiustizia in tutto il pianeta da Sud a Nord da Est ad Ovest.

Se il discorso di Bergoglio al Corpo diplomatico del 2018 privilegiava la memoria della Carta dei diritti fondamentali dell’uomo e quello del 2019 invita a riprendere la via del dialogo diplomatico (multilateralismo) rispetto alla logica della forza, quello del 9 gennaio 2020 è stato strutturato attorno ai viaggi apostolici. Una rete narrativa (Panama; Emirati Arabi; Marocco; Bulgaria-Macedonia; Romania; Mozambico-Madagascar-Mauritius; Thailandia-Giappone) che permette di rilevare i punti critici e prospettici della vita internazionale. Francesco da alcuni anni parla apertamente di terza guerra mondiale a pezzi. E se si pensa al Medioriente, ai Paesi dell’Africa da nord a sud, ai Paesi dell’Asia estrema e dell’America Latina, è un fatto oggi che la guerra e i signori della guerra opprimono e uccidono.

La diplomazia in una realtà geopolitica non più bipolare ma multipolare è in crisi: i grandi organismi internazionali sembrano degli apparati incapaci di fare argine alle forze belliche antidemocratiche e fondamentaliste e gli eserciti di pace faticano a mettersi, in operazione di peacekeeping, contro le armate che al contrario vogliono offendere e distruggere. Per Francesco servono teologia e diplomazia insieme. Perché la fede si incarna nella vita e le due dimensioni apparentemente lontane si incrociano e alimentano nella dimensione politica e istituzionale.

È il caso del “patto educativo globale” e il documento sulla fratellanza umana, sottoscritto ad Abu Dhabi (4 febbraio 2029). Il Papa insiste nel definire la necessità della pace, di una fede in Gesù Cristo misericordioso che si china su tutti i suoi figli vicini e lontani.

Per questo, il già richiamato documento di Abu Dhabi costituisce una denuncia del fondamentalismo religioso e sviluppa il tema della cittadinanza che, nei territori islamici, è ancora fragile, laddove si utilizza in forma discriminatoria il riferimento alle minoranze come popolazioni o gruppi religiosi che non hanno i pieni diritti civili.

Connesso a questo la conferma, attraverso l’appello congiunto con il re del Marocco, Mohammed VI, in cui si ripete la vocazione di Gerusalemme ad essere una (non divisa) e sacra alle religioni monoteiste.

Lungo gli eventi di un anno Bergoglio ricorda l’incontro coi giovani a Panama in occasione della giornata mondiale della gioventù aprendo la considerazione del ruolo pubblico delle nuove generazioni e di un’alleanza educativa fra istituzioni, personalità mondiali e correnti di pensiero «per superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna». Un processo che unifichi esperienze di vita e apprendimento per una rinnovata solidarietà intergenerazionale. Poi la sensibilità ecologica.

I giovani impongono «di proteggere la nostra casa comune», sia davanti ai fallimenti (Conferenza sul cambiamento climatico, Madrid 2-13 dicembre 2019), sia davanti alla rinnovata coscienza di una conversione ecologica (Sinodo sull’Amazzonia, Roma 6-27 ottobre 2019). Un altro aspetto del discorso del Papa da sottolineare è il riconoscimento dei diritti verso gli sfollati interni ai singoli Paesi. «Il risultato è che gli sfollati interni non ricevono sempre la protezione che meritano», in un mondo che invece di accogliere, costruisce muri e chiude le frontiere con il filo spinato.

Infine, tra le molte illuminanti considerazioni, un monito forte e troppo spesso inascoltato: la riaffermazione di operare per un mondo senza armi nucleari. Non è il loro possesso a rendere il mondo più sicuro, è la loro assenza. «Il 2020 offre un’opportunità importante in questa direzione, perché dal 27 aprile al 22 maggio si svolgerà a New York la decima conferenza d’esame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari» dice Bergoglio.

Qualcuno dei grandi della terra seguirà l’appello di Francesco?

Luca Rolandi

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