«Faccio giocare i vostri figli»

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Mentre si discute di «emergenza educativa», in Oltrepò c’è un luogo che mette al centro il bambino e gli insegna a «fare per imparare». L’ha fondato Silvana Sperati che si ispira al metodo di Bruno Munari

Quella che state per leggere è la storia di un luogo dove si va a «fare per imparare» e di una persona che fa di questo paradigma la sua stessa ragione di vita. Il luogo è la “Fattoria delle Ginestre” di Genestrello, località nel comune di Montebello della Battaglia, in provincia di Pavia. La persona è Silvana Sperati (nella foto) che, insieme alla figlia Ginevra, è l’anima di questo angolo di Oltrepò pavese, immerso nei vigneti, in una bella cascina trasformata in uno «spazio di educazione in natura» in cui mettere al centro il bambino.

In Fattoria si organizzano laboratori creativi, pomeriggi di animazione, attività educative e ricreative nei periodi di chiusura delle scuole, feste di animazione a tema e molto altro. E si riservano spazio e tempo alla lettura.

«Sono nata qui, in mezzo alla campagna – inizia a raccontare Silvana Sperati – e questa è la casa del nonno. Dalla mamma e dalla nonna ho conosciuto le vicende dei contadini, persone che sentivano forte il senso del rispetto e del valore della terra. La mia storia è quindi quella di una bambina cresciuta in natura, che si è stupita quando ha scoperto che la terra bagnata diventava malta e ha iniziato a sperimentare. Parte fondamentale della mia formazione è stata proprio la sperimentazione. Ho potuto costruirmi una mente libera, curiosa, nella consapevolezza che la campagna è un luogo dove poter sviluppare un nuovo modello di vita. Mi ha aiutato molto anche il teatro, in particolare il teatro di piazza nel quale mi piaceva coinvolgere la gente».

Nel 1986 l’incontro di Silvana con Bruno Munari, uno dei principali artisti del Novecento, figura di primo piano del grande design italiano, definito da Picasso il “nuovo Leonardo”.

«Munari – spiega la Sperati che è l’attuale presidente dell’associazione che ne porta il nome – è pittore, scultore, grafico, didatta. È artista completo ed è da lui che ho imparato l’importanza del “fare per imparare”. Le racconto un aneddoto. Chiamato a Brera per rimodulare il museo, sceglie di partire dai bambini. Il nuovo allestimento doveva avere uno sguardo tutto speciale per l’infanzia. Munari voleva che i bambini sperimentassero, che prima di tutto imparassero la tecnica. Affermava spesso che l’arte non va spiegata a parole, ma facendo. Ed è quello che noi cerchiamo di fare nella nostra struttura».

La “Fattoria delle ginestre” nasce 22 anni fa con il proposito di rappresentare un’occasione di riscoperta, di ricostruzione del legame tra le persone e la natura. Nasce come “agriturismo culturale”, «una cosa impensabile allora: le prime fattorie didattiche arriveranno solo tre anni dopo».

«In questi anni – afferma Silvana – ho sempre cercato di tener fede a una coerenza d’impegno assoluta. Posso dire che qui non siamo mai stanchi, abbiamo la passione e l’etica che ci governano. L’intuizione, ancora pienamente attuale, fu quella di offrire uno spazio e un progetto ai bambini, alle famiglie, alle scuole che consentisse un rapporto autentico, empatico, plurisensoriale con la natura e l’ambiente. Avvertivo e avverto anche oggi un bisogno profondo di educare alla natura in natura. Tra l’altro, la nostra azione, contribuisce a mantenere viva l’attenzione e ad illuminare le potenzialità di un angolo di campagna che rischia di essere trascurato e non compreso. Il nostro lavoro, la nostra missione direi, pone le fondamenta sul pensiero che l’apprendimento si deve basare sul “fare” e quindi deve stimolare azioni concrete e semplici, per arrivare a un’osservazione curiosa capace poi di produrre conoscenza».

Con il bambino al centro. È la stessa Sperati a chiarire questo concetto: «In fattoria la progettazione e l’azione partono sempre dal gioco. La dimensione del gioco è propria del bambino. I bambini di oggi purtroppo non sanno più giocare. Anche i più piccoli ormai passano gran parte del loro tempo libero su tablet e telefoni, da soli, e così perdono il sapore della relazione, dello stare con gli altri. È un grande problema di questi nostri tempi, una vera e propria emergenza educativa. Noi proponiamo un “buon gioco”, un gioco coinvolgente, creativo, attivo, a partire dai materiali più disparati e questo insegna ai più piccoli che davvero c’è un altro modo di vedere le cose. E le persone. Il bambino, la bambina non possono essere considerati solamente autori di un “lavoretto” o di un prodotto fine a se stesso, ma protagonisti di un processo educativo che si avvale di tutti i linguaggi espressivi. Va da sé che a guadagnarne è il bambino stesso, la sua creatività, la sua capacità di tessere relazioni autentiche con gli altri, in fondo la sua serenità. Sono i genitori a darci conferma di tutto questo».

La Fattoria si avvale di figure professionali – psicologi, attori, educatori – proprio per costruire con il bambino un rapporto che sia il più completo possibile.

«Ci occupiamo anche di formazione e vorremmo organizzare dei corsi per quei genitori che si preparano alla nascita di un figlio, su come educarli alla vita, per portarli a comprendere quanto sia importante per il loro bambino lo sviluppo della creatività, quanto sia imprescindibile il gioco, quello che sa generare relazioni vere».

La “Fattoria delle ginestre” negli anni ha ricevuto tanti riconoscimenti. Tra gli ultimi l’Asm di Voghera ha premiato i suoi bambini come “difensori del territorio”.

«Siamo stati attivi tutta l’estate – continua Sperati – e non ci siamo mai fermati. Collaboriamo anche con il Giappone e nelle scorse settimane la tv nipponica ci ha dedicato una trasmissione in diretta, proprio da qui. È stata un’esperienza molto bella. Mi rimane un po’ di dispiacere perché vedo che, a fronte di tanta “generosità di azione” verso questa terra, non corrisponde un’altrettanta comprensione da parte del territorio e delle istituzioni. Noi continuiamo a sperare e ad attendere tempi migliori. Soprattutto non perdiamo l’entusiasmo».

Insieme alla voglia di lanciarsi in nuove avventure. Come l’ultima, quella del sito www.incasacon munari.it. «Si tratta di un sito interattivo – spiega Silvana – nato da una sinergia tra l’Associazione Bruno Munari con alcuni suoi allievi e la Fattoria stessa. Il progetto si basa sulla percezione di un bisogno reale che l’emergenza Coronavirus ha reso evidente nei bambini, nelle famiglie e nel mondo educativo. Bisogno che si concretizza, in particolare, nella necessità di trovare risposte educative e ludiche, utilizzando unicamente gli spazi e ciò che si può reperire entro le mura domestiche. L’emergenza sanitaria ci ha chiusi nelle nostre abitazioni e con questo sito abbiamo cercato di aiutare le famiglie e i loro figli a fare attività solo con quello che si poteva trovare in casa».

Un altro capitolo, non sicuramente l’ultimo, di questa storia che è la “Fattoria delle Ginestre”.

«Una storia tutta al femminile, – conclude Silvana Sperati – una storia che scommette sull’uomo, sulla differenza che diventa ricchezza e valore, una storia che pone al centro i talenti di ciascuno. Con la certezza – che diventa obiettivo quotidiano del nostro agire – che la cosa più bella che possiamo fare per i nostri figli è insegnar loro a pensare con la propria testa».

Marco Rezzani

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