E poi abbandonate i manuali

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di Davide Bianchi

Questa settimana si terranno le prove scritte del concorso ordinario finalizzato al reclutamento del personale docente della scuola di ogni ordine e grado. In primo luogo, mi sento di augurare un sincero in bocca al lupo a tutti i candidati. So cosa significa affrontare delle prove concorsuali: l’ansia, la tensione e, soprattutto, quel faticoso lavoro mentale per “tenere insieme” tutta la pletora di contenuti appresi durante i mesi di studio. Il materiale da studiare non è esiguo: dalla storia della pedagogia e della psicologia dello sviluppo, oltre che delle metodologie didattiche e valutative, alla legislazione scolastica attuale e passata. Sono richieste anche competenze in lingua inglese e in campo digitale, ovviamente. È estremamente faticoso gestire razionalmente tutte quelle pagine e condensarle in maniera pragmatica in chiose, schemi e sintesi. Altrettanto impegnativo è mantenere il sangue freddo e non andare nel panico qualora, in sede di esame, non si riesca a inquadrare il quesito nella cornice di una risposta adeguata. Insomma, si respira una certa aria da roulette russa per le numerose variabili in gioco, e la concreta possibilità che le cose non vadano proprio per il verso giusto è dietro l’angolo. Quello che tuttavia più mi sento di suggerire ai candidati, una volta superato il concorso ed essere entrati di ruolo, è di non limitarsi a usare i contenuti pedagogici e didattici appresi a comparti stagni, ma essere il più possibile creativi, generando sincretismi e contaminazioni tra le varie teorie e gli approcci. Quindi, accantonate l’indice dei paragrafi del vostro manuale concorsuale e usate tutti i linguaggi a vostra disposizione per veicolare i concetti. Evitate di erigere muri tra le discipline, nel mondo ne abbiamo già fin troppi: usate la ginnastica per fare matematica e quest’ultima per fare inglese; impiegate la musica per insegnare scienze e magari approcciate alla geometria attraverso l’arte, la pittura o una semplice storia. Abituate gradualmente i vostri studenti a fare anche cose difficili, a gestire la complessità, ad accettare e affrontare sfide sempre più impegnative. Abbiate fiducia nel vostro gruppo: ciò che non sarà in grado di fare oggi, sarà capace di farlo domani. Sperimentare è fondamentale. E se notate che la vostra prima elementare può contare fino a 100, fateglielo fare e magari spingeteli oltre, nonostante il programma del libro di testo preveda una numerazione entro il 20. Credetemi, ve ne saranno grati.

biadav@libero.it

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